CRONACA

Pil e consumi, Confcommercio: Lombardia guida la ripresa, ultima la Basilicata

Le previsioni dell’Ufficio Studi Confcommercio per il 2026 confermano un quadro di crescita moderata dell’economia italiana, ma mettono in evidenza un dato che preoccupa particolarmente la Basilicata: la nostra regione si colloca agli ultimi posti sia per crescita del Prodotto interno lordo sia per l’andamento dei consumi delle famiglie.

Secondo le stime, nel 2026 il Pil della Basilicata crescerà dello 0,6%, a fronte dello 0,9% nazionale, mentre i consumi aumenteranno appena dello 0,4%, contro una media italiana dell’1,2%. Solo la Calabria presenta un andamento analogo, mentre la Lombardia continua a rappresentare la locomotiva del Paese con un Pil in crescita dell’1,2% e consumi al +1,8%.

Lo studio evidenzia inoltre come, nonostante una crescita del Pil regionale superiore ai livelli del 2007 (indice 104), la spesa delle famiglie lucane resti ancora inferiore ai valori pre-crisi, con un indice pari a 97,1, segnale di una domanda interna ancora debole e di una capacità di spesa che fatica a recuperare completamente gli effetti delle crisi degli ultimi quindici anni.

Per il presidente di Confcommercio Potenza, Angelo Lovallo, i dati rappresentano un richiamo forte alle istituzioni nazionali e regionali.

«La previsione di una crescita economica inferiore alla media nazionale e, soprattutto, il rallentamento dei consumi delle famiglie devono indurre tutti a una riflessione. Il commercio vive della fiducia e della capacità di spesa dei cittadini: se i consumi rimangono deboli, inevitabilmente si riducono le opportunità di sviluppo per migliaia di piccole imprese che operano sul territorio.»

Secondo Lovallo, la fotografia dell’Ufficio Studi Confcommercio conferma che il principale problema resta il progressivo ampliamento del divario economico tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord.

«Il rischio è quello di una crescita a due velocità. Mentre altre aree del Paese consolidano la ripresa, la Basilicata continua a scontare criticità strutturali: spopolamento, calo demografico, riduzione del reddito disponibile, difficoltà occupazionali e una domanda interna insufficiente. Sono fattori che incidono direttamente sulla vitalità del sistema commerciale.»

Il presidente di Confcommercio sottolinea come il comparto del terziario rappresenti uno degli strumenti più efficaci per sostenere lo sviluppo regionale.

«Occorre una politica economica che metta al centro il commercio, il turismo, i servizi e la rigenerazione urbana. Investire nella competitività delle imprese significa anche rendere più attrattivi i nostri centri storici, sostenere la digitalizzazione delle attività commerciali, favorire gli investimenti privati e rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie.»

Particolare attenzione viene riservata ai piccoli comuni, dove il commercio svolge una funzione che va ben oltre quella economica.

«Ogni negozio che chiude nei nostri borghi rappresenta un servizio in meno e un ulteriore incentivo allo spopolamento. Difendere la rete del commercio di vicinato significa difendere la qualità della vita delle comunità locali. Per questo chiediamo politiche strutturali che incentivino gli investimenti, sostengano le imprese nei percorsi di innovazione e riducano il peso dei costi di gestione.»

Confcommercio ritiene che, pur in presenza di segnali positivi per l’economia italiana nel suo complesso, il Mezzogiorno debba diventare una priorità delle politiche di sviluppo. “ La Basilicata ha tutte le potenzialità per crescere, ma ha bisogno di una strategia condivisa che metta insieme istituzioni, imprese e parti sociali.»

Per Confcommercio la sfida dei prossimi anni sarà trasformare i segnali di tenuta dell’economia italiana in una concreta opportunità di rilancio del tessuto imprenditoriale lucano, rafforzando il ruolo del commercio e dei servizi come motore di sviluppo, occupazione e coesione sociale.

A sostenere l’attività economica continua a essere soprattutto la domanda interna. A maggio i consumi misurati attraverso l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) hanno registrato un incremento dell’1,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, consolidando il percorso di recupero avviato alla fine del 2025. La crescita interessa in misura diffusa le principali componenti della spesa delle famiglie. Particolarmente significativo appare il recupero del comparto automobilistico, mentre continua a espandersi la domanda di servizi legati al tempo libero, sostenuta anche dalla persistente vitalità dei flussi turistici. L’elemento di maggiore attenzione resta l’inflazione. Le stime per giugno indicano un aumento dei prezzi al consumo dello 0,3% rispetto a maggio, con una crescita tendenziale attesa al 3,3%. Le pressioni sui prezzi continuano a concentrarsi soprattutto nei settori maggiormente esposti alle oscillazioni delle materie prime energetiche. Non mancano alcuni segnali incoraggianti. Dopo la sostanziale stabilità registrata a maggio, i prezzi dei prodotti alimentari dovrebbero mostrare una moderata flessione, riflettendo il progressivo esaurimento delle tensioni che avevano interessato i prodotti alimentari non lavorati. “L’inflazione – sottolinea Mariano  Bella direttore Ufficio Studi Confcommercio- resta il principale fattore di incertezza per famiglie e imprese, ma il rallentamento delle pressioni sugli alimentari e i segnali di allentamento delle tensioni energetiche rappresentano sviluppi positivi che potrebbero favorire una graduale normalizzazione del quadro dei prezzi nei prossimi mesi“.

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