CRONACA

Acqua: Cia Sud: “Basta annunci, ora cantieri”. Il Mezzogiorno ha bisogno di unapoliticanazionale della risorsa idrica

Il Coordinamento Risorsa Idrica: “L’acqua è la nuova infrastruttura strategica del Mezzogiorno. Sicurezza alimentare, competitività e sviluppo dipendono dagli investimenti”.

L’acqua non può più essere considerata soltanto una risorsa naturale da gestire nelle emergenze, ma la più importante infrastruttura strategica per il futuro del Mezzogiorno. È questo il messaggio che il Coordinamento Risorsa Idrica di Cia Agricoltori Italiani delle regioni del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia) rivolge al Governo, alle Regioni e ai soggetti gestori attraverso il documento programmatico “Dagli annunci ai cantieri”, con il quale chiede un cambio di passo nelle politiche nazionali sulla risorsa idrica.

Il punto di partenza è incoraggiante. Grazie alle abbondanti precipitazioni dei mesi scorsi, gli invasi del Mezzogiorno trattengono oggi oltre 350 milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Una disponibilità che consente di affrontare l’estate in condizioni di sostanziale normalità, garantendo gli usi civili e irrigui e permettendo alle imprese agricole di programmare con maggiore serenità produzioni e investimenti. Ma, avverte Cia, sarebbe un grave errore interpretare questi dati come la fine dell’emergenza.

L’illusione dell’abbondanza
Il Coordinamento definisce l’attuale situazione “la mappa delle criticità: l’illusione dell’abbondanza”. Il problema, infatti, non è soltanto quanta acqua è disponibile, ma quanta se ne riesce realmente ad accumulare, trasportare e distribuire.

Le attuali disfunzioni derivano da infrastrutture ormai inadeguate e obsolete, aggravate da carenze gestionali e organizzative che riducono l’efficienza dei sistemi idrici e limitano la capacità di trattenere una risorsa sempre più preziosa.

Restano significative le criticità in Capitanata, nello schema idrico dell’Ofanto e in diversi comprensori della Calabria e della Campania, dove Cia ha chiesto l’apertura di tavoli permanenti con gli enti competenti per rimuovere rapidamente gli ostacoli che penalizzano migliaia di aziende agricole.

Un patrimonio infrastrutturale invecchiato
Il documento individua tre grandi fragilità strutturali che accomunano l’intero Mezzogiorno.
La prima è rappresentata dall’età delle infrastrutture. Gran parte delle dighe, delle reti di adduzione e delle opere idrauliche è stata progettata e realizzata tra gli anni Sessanta e Settanta e oggi mostra tutti i limiti di un patrimonio che necessita di profonde opere di ammodernamento.

La seconda criticità riguarda la manutenzione insufficiente. Decenni di interventi parziali hanno determinato un progressivo degrado delle opere, con riduzione della capacità di accumulo e consistenti perdite lungo le reti di distribuzione.

Il terzo elemento è il ritardo tecnologico. La gestione della risorsa idrica continua spesso ad affidarsi a sistemi ormai superati, privi di sensori intelligenti, monitoraggio digitale e strumenti in grado di controllare in tempo reale disponibilità, rilasci, concessioni e consumi.

Il cambiamento climatico impone un nuovo modello
Secondo Cia, il cambiamento climatico ha definitivamente modificato lo scenario.
Da una parte aumentano i lunghi periodi di siccità che svuotano gli invasi; dall’altra si moltiplicano precipitazioni sempre più intense concentrate in poche ore, che gli attuali sistemi non riescono a trattenere.

Le infrastrutture del Mezzogiorno sono state progettate per un clima ormai superato. Oggi non basta più gestire le emergenze: occorre costruire un sistema capace di adattarsi ai nuovi fenomeni climatici.

L’acqua come leva di competitività
Per il Coordinamento è necessario ridefinire il valore stesso della risorsa idrica.
L’acqua non rappresenta più soltanto un bene essenziale, ma un fattore decisivo di competitività economica, sicurezza alimentare, tutela ambientale e resilienza dei territori.

Investire sull’acqua significa investire sulla capacità produttiva dell’agricoltura italiana, sulla sicurezza delle comunità e sullo sviluppo dell’intero Mezzogiorno.

Cinque priorità per una nuova politica dell’acqua
Il documento individua cinque linee strategiche sulle quali concentrare gli investimenti.
La prima riguarda l’accumulo, attraverso nuovi invasi, il potenziamento di quelli esistenti e una mappatura del reticolo sorgentizio per valorizzare tutte le risorse disponibili.
La seconda interessa l’adduzione, con la modernizzazione delle grandi dorsali di trasporto dell’acqua per eliminare i colli di bottiglia che ancora limitano gli scambi tra i diversi sistemi idrici.
La terza priorità è la distribuzione, mediante il rinnovo capillare delle reti irrigue per ridurre drasticamente le perdite.
La quarta è la laminazione, cioè la realizzazione di opere capaci di governare le piene improvvise e gli eventi meteorologici estremi.

Infine, il Coordinamento propone una quinta direttrice strategica: il recupero delle acque reflue depurate e un piano di sviluppo dell’idroelettrico, affinché la gestione della risorsa produca contemporaneamente maggiore sostenibilità ambientale ed energia rinnovabile.

Dalle analisi ai cantieri
Per Cia il nodo è ormai soprattutto politico.
“È finito il tempo delle analisi. Deve iniziare quello delle opere”, afferma il Coordinamento, chiedendo di accelerare la progettazione esecutiva, aprire i cantieri degli interventi strategici rinviati da anni ed elevare definitivamente le infrastrutture idriche a priorità nazionale.

Lo sguardo è già rivolto alla programmazione europea 2028-2034, che metterà a disposizione ingenti risorse per la filiera dell’acqua. Il rischio, sottolinea la Confederazione, è arrivare ancora una volta impreparati, senza progetti cantierabili e senza una visione unitaria.

La sfida, conclude Cia Agricoltori Italiani, non consiste soltanto nel reperire nuovi finanziamenti, ma nel trasformarli rapidamente in opere. Perché la vera ricchezza del Mezzogiorno non è soltanto l’acqua disponibile negli invasi, ma la capacità di conservarla, distribuirla e utilizzarla in modo efficiente.

È su questa capacità che si giocheranno la competitività dell’agricoltura, la sicurezza alimentare e lo sviluppo economico dei prossimi decenni.

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