CRONACA

Frecciarossa in Basilicata: il treno torna, ma per molti resta un lusso

Finalmente il Frecciarossa è tornato in Basilicata. Una notizia accolta con soddisfazione, almeno sulla carta. Eppure basta osservare cosa accade ogni giovedì e venerdì sera per rendersi conto che qualcosa non torna: trovare un posto sugli autobus diretti in Basilicata è un’impresa, nonostante il collegamento ferroviario ad alta velocità sia di nuovo disponibile.

La domanda è inevitabile: perché scegliere un autobus, spesso più lento e meno confortevole, quando il Frecciarossa è più rapido e garantisce un viaggio decisamente migliore?

La risposta non è nelle preferenze dei lucani, ma nella realtà quotidiana. Sarebbe fin troppo semplice riaprire il capitolo delle infrastrutture mancanti, come una moderna linea ferroviaria Salerno–Potenza–Matera–Bari, mai realmente diventata una priorità politica, nonostante le opportunità offerte dalle risorse del territorio.

Risorse che troppo spesso sembrano essere considerate solo merce di scambio, in cambio di qualche investimento presentato come sviluppo e di fronte al quale si chiede soltanto di non protestare, neppure quando in gioco ci sono ambiente e salute.

Oggi la Regione sostiene economicamente il collegamento ferroviario e il Frecciarossa arriva fino a Potenza. Ma il problema non è l’esistenza del servizio: è la sua accessibilità.

Davvero dobbiamo credere che i lucani preferiscano soffrire viaggiando in autobus? O, più semplicemente, esistono migliaia di lavoratori e studenti che ogni settimana si spostano fuori regione e che, pur continuando a mantenere un legame con la Basilicata, sono costretti a fare i conti con costi di viaggio insostenibili?

Prendiamo un esempio concreto. Un pendolare che ogni settimana percorre la tratta Potenza-Roma, acquistando biglietti Frecciarossa a tariffa piena in seconda classe, spende 71,50 euro a viaggio: otto tratte al mese significano circa 572 euro. Con il Carnet da 15 viaggi il costo scende a 57,20 euro per tratta, ma la spesa mensile resta comunque di circa 458 euro.

Confrontiamo questi numeri con una tratta come Bologna-Torino. Il prezzo pieno è molto simile: 73 euro a viaggio, circa 584 euro al mese. Ma qui entra in gioco una differenza sostanziale: il Carnet garantisce uno sconto più elevato, portando il costo a 48,80 euro per viaggio e una spesa mensile di circa 390 euro.

La disparità diventa ancora più evidente per chi viaggia frequentemente. I pendolari tra Bologna e Torino possono acquistare il Carnet Smart da 10 viaggi valido 30 giorni, spendendo complessivamente 179 euro. Anche utilizzandolo per soli otto viaggi mensili, il costo effettivo si riduce a circa 22,40 euro per tratta.

Il pendolare lucano, invece, questa possibilità non ce l’ha.

Il Carnet Smart, disponibile su numerose tratte italiane, praticamente da Salerno in su, non è previsto per la Basilicata. Così chi vive in una regione già penalizzata da collegamenti meno efficienti si ritrova a pagare molto di più proprio per raggiungere il proprio posto di lavoro.

È questa la vera ragione per cui tanti continuano a scegliere il pullman, spesso anche nelle corse notturne: non perché sia più comodo, ma perché è l’unica soluzione economicamente sostenibile. Per molti, inoltre, il viaggio non termina a Potenza e comporta ulteriori spostamenti e ulteriori costi.

La domanda, allora, non è se il Frecciarossa sia utile. Lo è. La vera questione è un’altra: a chi è realmente accessibile? Se l’alta velocità resta un servizio che molti pendolari non possono permettersi, il rischio è che diventi soltanto un simbolo, più che una risposta concreta alle esigenze di chi continua, con fatica, a vivere e lavorare mantenendo un legame con la Basilicata.

Perché il diritto alla mobilità non dovrebbe dipendere dal luogo in cui si nasce o si vive.

Rosario Gigliotti

 

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