CRONACA

Mario Adinolfi ai domiciliari: accuse di truffa ed evasione fiscale, sequestrati beni per oltre 400 mila euro

Il giornalista e leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi è agli arresti domiciliari su disposizione del Gip del Tribunale di Roma, nell’ambito di un’inchiesta della Procura capitolina eseguita dalla Guardia di Finanza. Le accuse contestate sono, a vario titolo, truffa, evasione fiscale, raccolta abusiva del risparmio ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

Al centro dell’indagine c’è la cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un sistema di raccolta di fondi tra privati ai quali sarebbero stati promessi rendimenti elevati derivanti da scommesse sportive, grazie a presunti algoritmi e strategie ritenute infallibili.

Secondo gli investigatori, numerosi investitori, confidando nella notorietà e nell’affidabilità dell’ideatore, avrebbero versato somme anche superiori ai 100 mila euro senza ottenere, in molti casi, la restituzione del capitale né i guadagni promessi.

Le indagini, condotte dai militari della Guardia di Finanza, sono partite dalle denunce di alcuni risparmiatori. Dall’analisi dei conti correnti dell’indagato relativa agli ultimi cinque anni sarebbe emersa una raccolta complessiva di oltre 4,7 milioni di euro.

Solo una parte delle somme sarebbe stata effettivamente destinata alle scommesse sportive, mentre la restante, secondo l’accusa, sarebbe stata impiegata per trasferimenti a terzi e per spese personali, tra cui l’acquisto di beni di lusso come orologi, lingotti, monete straniere, quadri, imbarcazioni e viaggi.

La Procura contesta inoltre una presunta evasione fiscale di circa 400 mila euro.

Nell’ordinanza che dispone gli arresti domiciliari, il Gip evidenzia un concreto rischio di reiterazione dei reati, parlando di una condotta caratterizzata da «sistematicità» e da una «pervasiva pericolosità sociale», aggravata dalla notorietà dell’indagato e dalla sua esposizione mediatica. Il giudice richiama anche una precedente condanna definitiva per diffamazione risalente al 2019 e sottolinea come Adinolfi abbia continuato a negare le accuse e i debiti nei confronti degli investitori.

Secondo il Gip, inoltre, l’indagato avrebbe recentemente promosso una nuova iniziativa denominata “Cristo Regna”, attraverso la quale sarebbero già stati raccolti oltre 3.000 euro con modalità ritenute analoghe a quelle della “Scommessa Collettiva”, circostanza che rafforzerebbe il pericolo di nuove condotte illecite.

Il giudice ha infine ravvisato il rischio di inquinamento delle prove, ritenendo che, se lasciato in libertà, Adinolfi avrebbe potuto contattare alcune delle persone offese – considerate in diversi casi particolarmente vulnerabili sotto il profilo economico o delle condizioni di salute – nel tentativo di influenzarne le dichiarazioni o indurle a ritrattare le denunce.

Le accuse sono allo stato formulate nell’ambito delle indagini preliminari e dovranno essere vagliate nel corso del procedimento, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Pulsante per tornare all'inizio