CULTURA E EVENTI
Aliano modello nazionale al seminario del ministero della Cultura: domani a Reggio Calabria
il sindaco De Lorenzo presenta il "Festival la luna e i calanchi" come avanguardia di governance partecipativa e rigenerazione a impatto zero

ALIANO – Il modello Aliano sale in cattedra su invito diretto del ministero della Cultura e della Scuola nazionale patrimonio attività culturali.
Domani, 7 luglio, la straordinaria esperienza di riscatto del borgo lucano sarà al centro del seminario informativo nazionale organizzato presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, all’interno del Programma Nazionale Cultura Fesr 2021-2027.
Aliano è stato ufficialmente selezionato tra le pochissime eccellenze italiane chiamate a illustrare le proprie “Buone pratiche di rigenerazione culturale”.
L’intervento del sindaco di Aliano, Luigi De Lorenzo, si inserisce nella prestigiosa cornice dell’Azione 4.6.2 del PN Cultura, dedicata all’accompagnamento e capacitazione dei soggetti istituzionali pubblici e privati nella realizzazione di modelli di governance partecipativa e di collaborazione partenariale.
“Questa convocazione ministeriale dimostra che la nostra visione non è solo teoria, ma una prassi amministrativa e sociale vincente, strutturata ed esportabile – dichiara De Lorenzo – ad Aliano la cultura non si consuma, si respira.
Dimostreremo all’Italia e all’Europa che la vera avanguardia oggi non è correre nelle grandi metropoli, ma fermarsi nei piccoli paesi a raccogliere la poesia delle cose semplici”.
Il successo del modello di Aliano si articola su quattro pilastri operativi fondamentali, riorganizzati intorno ai concetti di “Rigenerazione Estesa” e “Abitare l’Esistente”: una Nuova Alleanza Istituzionale, il Comune come Custode dell’Accoglienza.
“Ad Aliano non assistiamo al classico modello burocratico in cui il Comune si limita a dare un patrocinio cartaceo o a firmare timbri – aggiunge De Lorenzo – l’amministrazione comunale ha fatto una scelta coraggiosa: ha deciso di farsi “custode attivo di un abbraccio collettivo”.
In linea con l’Azione 4.6.2 del Ministero, questo si traduce in un patto di governance partecipativa e collaborazione partenariale tra pari, oltre la burocrazia.
Il Comune compie l’atto simbolico e politico di consegnare le chiavi del borgo ai cittadini e agli organizzatori.
Non si aprono solo le porte di un ufficio, ma viene attivata l’intera infrastruttura pubblica: strade, piazze, uffici e servizi vengono messi a disposizione, trasformando l’intero territorio comunale in un bene comune a disposizione di tutti.
Il festival nasce come una risposta netta e collettiva allo spopolamento delle aree interne. Il manifesto di resistenza dei cittadini è racchiuso nella promessa: “Piccolo paese, grande vita”.
La partecipazione della comunità non è una semplice presenza passiva: i privati cittadini diventano il motore stesso dell’ospitalità diffusa, aprendo letteralmente le porte delle proprie case intime per accogliere artisti, poeti e viandanti.
In questo modo si azzerano le distanze e crollano le barriere: chi arriva da fuori non è un turista distratto, ma diventa a tutti gli effetti un “cittadino temporaneo”.
I visitatori camminano nei vicoli, parlano con la popolazione locale, adottano gli anziani del luogo e fanno proprie le storie e le radici di Aliano. C’è poi l’’impatto sul Territorio: oltre i numeri, il valore umano e la scommessa sui giovani. “ Qual è l’impatto reale generato da questo modello?
La scommessa di Aliano non si misura con l’algoritmo dei biglietti venduti o con il puro consumo turistico. Il successo si legge negli sguardi e nell’entusiasmo dei giovani”, ribadisce il primo cittadino, per il quale “l’impatto si vede quando un ragazzo del posto, davanti a questa energia, decide che vale la pena restare e investire nel proprio futuro qui, invece di fuggire.
Sul piano economico, la rigenerazione locale si traduce nella riapertura delle vecchie botteghe artigiane e commerciali del paese.
Ma la cosa più straordinaria è la continuità nel tempo: gli effetti non svaniscono alla fine di agosto, ma mantengono il borgo vivo, attivo e pulsante anche a dicembre, in pieno inverno”. Ultimo pilastro: sostenibilità totale e riuso. “Come si regge questo progetto nel tempo?
La risposta sta nella sostenibilità economica e ambientale totale – evidenzia specifica il sindaco – il festival rifiuta categoricamente le spese per colare nuovo cemento o costruire palchi artificiali e luci invasive che nascondono le stelle. Le risorse sono investite esclusivamente per valorizzare e connettere ciò che esiste già.
È una rifunzionalizzazione totale che unisce pubblico, privato e natura: la rete museale, le biblioteche e l’auditorium escono dalla loro rigidità per diventare laboratori vivi.
I vicoli e le piazzette si trasformano in platee all’aperto, e le singole stanze delle case private si riempiono di vita accogliendo laboratori e letture.
Accanto ai tre presidi culturali comunali recuperati dall’abbandono (La Casa della Paesologia, La Casa dei Maestri e La Casa della Sosta), l’infrastruttura più grande diventa la natura stessa: il paesaggio millenario dei calanchi che, dall’alba al tramonto, si riempie di “scie umane” in cammino. Questa è la vera sostenibilità: riabitare i luoghi e proteggerli camminando insieme”.