La Sonrisa, protesta dei lavoratori dopo la chiusura della struttura: richieste garanzie occupazionali

Circa cento lavoratori del Grand Hotel La Sonrisa hanno partecipato questa mattina a un presidio davanti ai cancelli della struttura di Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, per chiedere interventi a tutela dell’occupazione dopo la sospensione delle attività del complesso turistico.
Tra i presenti anche Sabatino Polese, fratello di Antonio Polese, imprenditore divenuto noto al grande pubblico grazie al programma televisivo dedicato alla struttura, spesso indicata come il “Castello delle Cerimonie”.
La manifestazione si è svolta sotto la supervisione delle forze dell’ordine. I partecipanti hanno esposto bandiere, indossato magliette e cappellini identificativi e scandito slogan a sostegno della continuità lavorativa e del ruolo che la struttura ha avuto nel territorio.
La mobilitazione arriva a seguito della revoca delle autorizzazioni necessarie all’esercizio dell’attività ricettiva, provvedimento adottato dal Comune e successivamente confermato dai pronunciamenti della giustizia amministrativa.
La vicenda trae origine da un lungo contenzioso giudiziario. Una sentenza del Tribunale di Torre Annunziata del 2016, confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel 2024, ha accertato l’esistenza di una lottizzazione abusiva nell’area sulla quale sorge il complesso. Secondo quanto stabilito nei provvedimenti giudiziari, gli interventi edilizi contestati sarebbero stati realizzati nel corso degli anni in violazione della normativa urbanistica vigente.
A seguito delle decisioni della magistratura, gli immobili, le aree esterne, i parcheggi e le altre pertinenze del complesso, per un’estensione complessiva di circa 44 mila metri quadrati, sono stati acquisiti al patrimonio comunale.
Restano al momento sospese le procedure relative al rilascio di alcuni immobili occupati dai componenti della famiglia Polese e di alcuni locali destinati ad attività commerciali.
I lavoratori chiedono ora l’apertura di un confronto con le istituzioni per individuare soluzioni che possano garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e offrire prospettive alle famiglie coinvolte dalla chiusura della struttura.
Modifiche effettuate: eliminate espressioni emotive come “senza un briciolo di umanità”, “ci avete tolto dignità”, “castello delle cerimonie” usato come definizione giornalistica; sostituite con formulazioni neutrali, distinguendo chiaramente tra fatti accertati, decisioni giudiziarie e richieste avanzate dai lavoratori.