POLITICA

Accordo Usa-Iran verso la firma: stop alle ostilità e riapertura di Hormuz, ma restano le tensioni nella regione

La firma dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran è prevista per venerdì a Ginevra, in Svizzera, e dovrebbe sancire la cessazione immediata delle ostilità, la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di un percorso diplomatico destinato a definire entro 60 giorni un’intesa definitiva sul programma nucleare iraniano.

Prima della cerimonia ufficiale, delegazioni di Washington e Teheran si incontreranno a Doha per una serie di colloqui preparatori. Secondo fonti diplomatiche, il risultato è stato raggiunto dopo oltre 17 ore di trattative intensive condotte con la mediazione del Qatar e il coinvolgimento di diversi attori regionali.

L’intesa prevede la riapertura della strategica via marittima di Hormuz, fondamentale per il commercio energetico globale. Il presidente statunitense Donald Trump ha sottolineato che il passaggio tornerà pienamente operativo dopo la firma dell’accordo e il completamento delle operazioni di sicurezza e sminamento.

Da Teheran è arrivata la conferma che la cessazione delle operazioni militari avrà effetto immediato e riguarderà anche altri fronti regionali, compreso il Libano. Il viceministro degli Esteri iraniano ha parlato della conclusione definitiva del conflitto e dell’avvio di una nuova fase negoziale con gli Stati Uniti.

Sul dossier nucleare, tuttavia, rimangono alcune condizioni stringenti. Trump ha avvertito che, in assenza di un accordo definitivo entro i tempi stabiliti, Washington potrebbe riprendere le azioni militari contro la Repubblica islamica. Parallelamente, i Paesi europei del gruppo E4 – Regno Unito, Francia, Germania e Italia – hanno ribadito che l’Iran non dovrà mai dotarsi di armi atomiche.

I quattro governi europei si sono dichiarati disponibili ad alleggerire parte delle sanzioni economiche nei confronti di Teheran, purché vengano adottate misure concrete, verificabili e condivise con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Nella dichiarazione congiunta è stata inoltre evidenziata l’importanza di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz senza restrizioni.

L’accordo ha ricevuto il sostegno delle principali istituzioni europee. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e l’Alta rappresentante Kaja Kallas hanno accolto positivamente l’intesa, definendola un passaggio cruciale per la stabilità regionale e per la sicurezza dell’economia mondiale.

Anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha espresso apprezzamento per il memorandum d’intesa, ringraziando i mediatori internazionali e sottolineando la disponibilità dell’Italia a sostenere il percorso diplomatico verso una pace duratura in Medio Oriente.

Parole analoghe sono arrivate dal primo ministro britannico Keir Starmer, secondo il quale l’accordo rappresenta un passo fondamentale per porre fine al conflitto e ristabilire la sicurezza nella regione. Londra si è detta pronta a collaborare con gli alleati per garantire la piena riapertura dello Stretto di Hormuz e sostenere le eventuali missioni internazionali di monitoraggio.

Anche il Pakistan, considerato uno dei principali facilitatori del dialogo tra Washington e Teheran, ha accolto con favore il risultato raggiunto. Il ministro degli Esteri Ishaq Dar ha definito l’intesa un importante successo diplomatico, frutto della volontà comune di privilegiare il confronto rispetto allo scontro.

Nonostante i progressi sul fronte diplomatico, il quadro regionale resta complesso. Dal Libano sono giunte notizie di nuovi raid israeliani nel sud del Paese, con bombardamenti e attacchi condotti tramite droni in diverse località. Secondo fonti locali, alcune persone sarebbero rimaste ferite.

Nel frattempo, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha ribadito che le Forze di Difesa Israeliane manterranno la loro presenza nelle aree considerate strategiche in Libano, Siria e Gaza per un periodo indefinito, con l’obiettivo dichiarato di garantire la sicurezza delle comunità israeliane e prevenire nuove minacce lungo i confini.

L’intesa tra Stati Uniti e Iran apre dunque una fase potenzialmente decisiva per il Medio Oriente. Tuttavia, il successo del processo dipenderà dalla concreta attuazione degli impegni assunti, dalla definizione di un accordo sul nucleare e dalla capacità delle parti coinvolte di contenere le tensioni ancora presenti nei diversi teatri della regione.

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