POLITICA

Chiorazzo e Vizziello (BCC): Una strage che non può lasciarci indifferenti

Rafforzare gli strumenti contro il caporalato in Italia e in Basilicata

“Quanto accaduto lunedì 1 giugno ad Amendolara (Cosenza), con la barbara uccisione di quattro giovani braccianti diretti a lavorare in aziende agricole lucane, rappresenta una tragedia che scuote le coscienze e che deve rafforzare, senza ambiguità, la consapevolezza che la Basilicata non è affatto immune dal fenomeno del caporalato e dello sfruttamento della manodopera agricola”.

Lo dichiarano il Vice Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Angelo Chiorazzo, ed il Capogruppo regionale di Basilicata Casa Comune, Gianni Vizziello.

“Dal Metapontino al Bradano-Vulture-Melfese ma anche in Val d’Agri, esistono aree agricole nelle quali migliaia di lavoratori stagionali vivono condizioni di forte vulnerabilità sociale ed economica, troppo spesso affidati a reti di intermediazione criminale che sfruttano il bisogno e la disperazione di uomini e donne privandoli di dignità, diritti e sicurezza. Pensare che il fenomeno riguardi soltanto altri territori sarebbe un grave errore di sottovalutazione, così come anche le inchieste giudiziarie delle ultime settimane stanno ancora una volta accertando”.

Per questo il lavoro che bisogna continuare a portare avanti insieme alle associazioni degli agricoltori, alle reti sociali, alle organizzazioni di volontariato impegnate sul campo e alle istituzioni, è quello di promuovere una conoscenza approfondita delle dinamiche che investono il settore agricolo e il sistema della manodopera stagionale, troppe volte affidato ad intermediari criminali.

Nel corso delle ultime settimane, proprio nell’ambito dei lavori dell’Osservatorio regionale sulla legalità e sulla criminalità organizzata di stampo mafioso, su iniziativa del Procuratore Luigi Gay, abbiamo audito le organizzazioni agricole e studiosi impegnati da anni nell’analisi del fenomeno, tra cui il professor Giovanni Ferrarese, autore di importanti studi e pubblicazioni sul tema. Un contributo prezioso che ci ha aiutato a comprendere come il caporalato non sia soltanto una questione criminale, ma anche sociale, economica e culturale.

Accanto all’azione repressiva e ai controlli, occorre però rafforzare concretamente le reti di integrazione lavorativa e sociale, anche non stagionale, valorizzando i progetti di accoglienza già presenti sul territorio regionale e completando finalmente le strutture e i servizi previsti nelle aree a maggiore richiesta di manodopera agricola.

Non possiamo più consentire che centinaia di lavoratori stagionali siano lasciati senza alternative dignitose, finendo inevitabilmente nelle mani di organizzazioni criminali senza scrupoli, che controllano trasporti, alloggi e perfino il diritto al lavoro.

Difendere la legalità – concludono Chiorazzo e Vizziello – significa difendere la dignità del lavoro, i diritti delle persone e la credibilità di un intero comparto agricolo che ha invece bisogno di essere sostenuto e tutelato”.

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