Il film-documentario Devozioni non promuove la Basilicata Impressioni di uno spettatore

Ho assistito alla proiezione del film-documentario “Devozioni” di Gianfranco Pannone ed è stata una vera delusione. Apprezzo l’impegno profuso, la spontaneità delle persone riprese e intervistate, ma non condivido l’impostazione generale.
La devozione popolare, che credo dovesse essere il tema centrale, è sopraffatta dalle credenze e dal folklore delle tradizioni fino a scantonare nella superstizione, occhieggiando alle ricerche di De Martino; i riti sono presentati senza un benché minimo tentativo di contestualizzarli nella storia e nella cultura del luogo e sono raccontati come gesti senza motivazioni; il continuo accostamento al passato, espresso da filmati in bianco e nero, non racconta una storia che si evolve, ma cristallizza il tutto nell’immobilità.
L’immagine che se ne deduce è quella di un popolo credulone, che vive ai margini della civiltà, bloccato da credenze ancestrali. In questo contesto il richiamo iniziale alla scienza con l’intervista al tecnico russo che lavora da Castelgrande alla ricerca dei detriti spaziali può essere letto in due modi: nel miglior dei casi è semplicemente fuori luogo; ad essere malfidati invece è l’incipit per avvertire lo spettatore che la modernità, non avendo bisogno di Dio, derubrica la pietà popolare tra i fenomeni da ricerca antropologica.
Il rapporto scienza-fede che, come astrofisico credente mi appassiona molto, ha bisogno ben più di una fugace battuta per essere affrontato.
La scelta delle immagini è in sintonia con quanto espresso. Si vede per gran parte del film una Basilicata desolata, il più delle volte battuta dal vento e dalla pioggia, con poco sole e scarsa vegetazione: un luogo che non vorresti visitare.
Un intervistato, richiamando il sentire tipico dei francescani, esalta la natura e la indica come una via per giungere a Dio, ma è un suggerimento che non viene seguito.
Al termine della proiezione ti restano immagini di una terra che non ti attrae e di un popolo che non ha nulla da esprimere. E dire che il film ha goduto del contributo della Lucana Film Commission che, in questo caso, non ha promosso certo la nostra regione, la Basilicata.
Lucio Saggese