Monte Cotugno “perde” acqua, ma non per la siccità: la diga era troppo piena

Nel pieno del nuovo allarme estivo sulla siccità, il caso della diga di Monte Cotugno dimostra quanto sia facile trasformare un dato tecnico in una narrazione fuorviante. Negli ultimi giorni l’invaso ha registrato una riduzione di circa sei milioni di metri cubi d’acqua, circostanza che qualcuno potrebbe interpretare come il segnale di consumi fuori controllo o di una nuova emergenza idrica.
La realtà, però, è esattamente opposta.
Monte Cotugno non si è svuotata per mancanza d’acqua, ma perché aveva raggiunto livelli troppo elevati. L’invaso era infatti arrivato vicino ai 240 metri sul livello del mare, soglia massima autorizzata dall’Ufficio tecnico dighe di Napoli. Per motivi di sicurezza è stato quindi necessario alleggerire il bacino scaricando i volumi in eccesso.
Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché racconta una situazione molto diversa da quella evocata dai continui allarmi sulla crisi idrica. Gli invasi lucani, nel loro complesso, contengono oggi circa 152 milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Numeri che certificano una condizione decisamente migliore dopo le abbondanti precipitazioni dei primi mesi del 2026.
Questo non significa che il problema della gestione dell’acqua debba essere sottovalutato. Ridurre gli sprechi resta fondamentale, soprattutto per tutelare l’agricoltura e affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici. Ma proprio per questo sarebbe utile distinguere tra prevenzione e allarmismo.
Il caso Monte Cotugno non racconta una diga che si svuota: racconta una diga talmente piena da dover scaricare acqua.