Assessore Cicala: Agri Hub, insieme innovazione e tutela
Si è chiuso il bando rivolto alle aziende agricole lucane per la coltivazione di girasole nell'ambito del progetto nato dalla collaborazione tra Regione, Alsia ed Eni. L'assessore: "Un esempio concreto di sostenibilità ambientale, ricerca e creazione di nuove opportunità economiche".

Si è chiuso il bando rivolto alle aziende agricole lucane per la coltivazione di girasole nell’ambito del progetto Agri Hub Basilicata, nato dalla collaborazione tra Regione Basilicata, Alsia ed Eni. Una scadenza che segna un momento importante in un percorso che punta a costruire una filiera agricola innovativa, sostenibile e rispettosa della vocazione produttiva del territorio.
«La Basilicata continua a investire su un’agricoltura capace di innovarsi senza perdere il legame con il territorio e con le sue produzioni tradizionali. Il progetto dimostrativo di coltivazione di specie oleaginose all’interno dell’iniziativa Agri Hub Basilicata rappresenta un esempio concreto di sostenibilità ambientale, ricerca e creazione di nuove opportunità economiche per le aziende agricole lucane».
Lo dichiara l’assessore alle Politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Basilicata, Carmine Cicala, nel giorno della chiusura del bando pubblico legato al progetto Agri Hub -nato nell’ambito delle iniziative di sviluppo territoriale promosse da Eni in Basilicata, previste dal Nuovo Protocollo di Intenti e condivise con la Regione – che prevede, tramite la collaborazione tra Eni e ALSIA, la sperimentazione di colture oleaginose non in competizione con le produzioni alimentari, finalizzate alla produzione di biocarburanti per lo sviluppo di una filiera agricola per la produzione di oli vegetali certificati per le bioraffinerie Eni.
Il bando ha puntato alla coltivazione di girasole su scala regionale fino al raggiungimento di 100 ettari complessivi. Le aziende hanno potuto aderire coltivando da 2 a 10 ettari, beneficiando di un contributo compensativo di 300 euro per ettaro, della fornitura gratuita delle sementi, dell’assistenza tecnica garantita da Alsia ed Eni e del ritiro dell’intero prodotto certificato al prezzo stabilito di 30 euro al quintale.
Questo principio trova applicazione in un requisito tecnico preciso: la produzione deve avvenire esclusivamente su terreni che, nei tre anni precedenti all’avvio del progetto, siano stati coltivati con un unico ciclo agricolo annuale, introducendo il girasole di secondo raccolto in maniera addizionale rispetto alla coltura principale.
Si tratta di un requisito indispensabile per ottenere la certificazione nazionale delle colture intermedie destinate ai biocarburanti avanzati, e costituisce la garanzia concreta che il progetto non entri in alcuna competizione con la filiera alimentare.
Negli ultimi tre anni il progetto ha consentito di valutare 6 specie oleaginose e 35 varietà, verificandone l’adattabilità alle condizioni pedoclimatiche della Basilicata. I risultati ottenuti hanno evidenziato performance particolarmente positive della colza nei terreni in asciutto, con una prima fase di sviluppo industriale già avviata su circa 800 ettari nella stagione 2025/2026. Riscontri sono arrivati anche dal girasole irrigato e dal cartamo in asciutto.
Parallelamente, è stata avviata la mappatura dei suoli degradati della Basilicata attraverso il monitoraggio della sostanza organica, con l’obiettivo di costruire una Carta dei suoli degradati che orienterà le scelte colturali future, individuando le superfici più vocate per le colture energetiche senza interferire con quelle destinate all’alimentazione.
«Parliamo di un percorso che nasce dalla ricerca applicata e che oggi offre indicazioni importanti alle imprese agricole — aggiunge Cicala —. Stiamo costruendo una filiera innovativa che può integrare reddito agricolo, sostenibilità e valorizzazione delle superfici coltivate».
Un percorso che vede già il coinvolgimento attivo delle principali organizzazioni agricole del territorio che operano come aggregatori della filiera, garantendo il coordinamento tra i produttori, la tracciabilità del raccolto e il rispetto dei protocolli agronomici certificati.
A supporto di questa fase è attivo un Living Lab, spazio dedicato ad attività sperimentali, dimostrative e divulgative, con particolare attenzione alla coltivazione del girasole intercalare o di secondo raccolto, seminato dopo una coltura principale foraggera. Il Living Lab rappresenta un luogo concreto di incontro tra ricerca e impresa agricola, dove le innovazioni vengono testate e condivise con il territorio prima di essere estese su scala più ampia.
«Vogliamo mettere le imprese agricole nelle condizioni di sperimentare nuove opportunità riducendo i rischi e garantendo supporto tecnico qualificato.
È un modello di collaborazione che rafforza la competitività del comparto agricolo lucano e crea nuove prospettive di sviluppo — evidenzia Cicala —.
La sfida dei prossimi anni sarà quella di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione e redditività. Con Agri Hub Basilicata stiamo dimostrando che questo percorso è possibile, attraverso una programmazione seria e investimenti mirati».