CRONACA

Eugenio Micele, il pensionato che incastra i truffatori: “Così ho fatto arrestare il terzo”

Micele ha sventato un altro raggiro, avvisando la polizia che ha fermato in flagranza l’uomo. “L’altra volta mi ero finto rimbambito, questa volta l’ho bloccato al telefono fino a quando non sono arrivati i poliziotti”

I truffatori non hanno scampo quando incrociano sulla loro strada il signor Eugenio Micele. In pochi anni, l’ottantenne residente in zona universitaria è riuscito a incastrare e far arrestare, in flagranza di reato, tre malviventi che avevano tentato di raggirarlo. “Ma di truffe ne ho sventate molte di più”, racconta.

Ieri mattina è avvenuta l’ultima “cattura”: nei guai è finito un pluripregiudicato quarantunenne campano, arrestato dalla Squadra Mobile dopo la segnalazione dello stesso Micele.

“Come al solito hanno chiamato il telefono fisso – racconta –. La scusa, stavolta, era che avevano clonato la carta d’identità di mia moglie e che con i suoi dati era stata affittata un’auto utilizzata per una rapina”.

Una storia molto simile a quella già utilizzata qualche mese fa, precisamente a gennaio, quando Micele aveva fatto arrestare un quarantanovenne napoletano.

“L’altra volta mi ero finto un po’ rimbambito – scherza Micele –. Questa volta invece ho giocato la carta del vecchietto infermo”.

Il falso operatore telefonico gli ha spiegato che sarebbe stato necessario controllare i gioielli custoditi in casa. Poco dopo, sostenendo di sapere che si trattava di “persone per bene”, ha proposto l’arrivo di un presunto perito dell’assicurazione per verificare gli oggetti ed evitare così un fantomatico sequestro.

“Io ho fatto finta di collaborare, prendendo tempo – racconta l’anziano –. Dicevo che dovevo cercare i gioielli perché mia moglie ha l’abitudine di nasconderli. Mi chiedevano il numero di cellulare di lei e quanti figli avessimo. Io ho risposto che avevamo soltanto il telefono fisso, così sono riuscito a tenerli occupati per parecchio tempo. Intanto, col cellulare, ho chiamato la polizia”.

Mentre Micele continuava la conversazione con il truffatore, gli agenti della Squadra Mobile hanno raggiunto l’appartamento: uno è entrato in casa, mentre gli altri si sono appostati lungo le scale in attesa del complice.

“Quando è arrivato il falso perito – racconta – gli ho consegnato il sacchettino che avevo preparato, pieno di bigiotteria. Appena lo ha aperto ha capito subito che era roba falsa. Me lo ha detto e ha iniziato a cercare oro vero in tutta la casa”.

Arrivato in cucina, il malvivente ha aperto mobili e sportelli nel tentativo di trovare qualcosa da portare via. A quel punto gli agenti sono intervenuti, bloccandolo e arrestandolo in flagranza per truffa.

Per Eugenio Micele la soddisfazione è grande, ma resta anche l’amarezza per un fenomeno ancora molto diffuso.

“I truffatori ci provano continuamente e sono davvero spregiudicati – conclude –. Io ormai li riconosco dalle prime parole, ma purtroppo tanta gente continua ancora a cadere in queste trappole”.

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