POLITICA

Sanità aree interne, Grippa e D’Andrea: “Così si abbandonano i territori”

Cresce la preoccupazione nei comuni del Marmo Platano Melandro dopo la comunicazione dell’Asp di Potenza sulla riorganizzazione della rete della Continuità Assistenziale del Distretto 2. Una decisione che, secondo amministratori locali e cittadini, rischia di indebolire ulteriormente il già fragile sistema sanitario territoriale lucano.

Sulla vicenda interviene Samuele Grippa, assessore al Comune di Bella e coordinatore provinciale di Progetto Civico, che denuncia il progressivo arretramento dei servizi sanitari nelle aree interne.

“In territori come i nostri, dove le distanze dai grandi centri sono reali, sopprimere la medicina di prossimità significa lasciare intere comunità senza un presidio essenziale”, afferma Grippa. “Non si può parlare di tutela della salute mentre si allontanano i servizi dai cittadini e non si può parlare di riorganizzazione quando i servizi vengono soppressi”.

L’Asp, nella comunicazione inviata ai comuni interessati, spiega che il nuovo modello si basa sul principio della “vicarianza reciproca” tra i Presidi di Assistenza Territoriale (PAT). In caso di indisponibilità di una sede, il servizio verrebbe infatti garantito dal presidio geograficamente più vicino, con il coordinamento della Centrale Operativa Territoriale e del numero unico 116-117.

Secondo l’azienda sanitaria, questo sistema consentirebbe di superare le criticità del vecchio modello, rendendo la rete più “elastica e resiliente”. Sul territorio, però, cresce il timore che la riorganizzazione possa tradursi nella soppressione di alcuni punti di continuità assistenziale, aumentando le distanze tra cittadini e cure.

La situazione si inserisce in un contesto già complesso. Alla riduzione dei presidi si aggiungono la cronica carenza di medici di famiglia, le difficoltà nel garantire sostituzioni nei piccoli comuni e le lunghe liste d’attesa per visite ed esami specialistici.

Per molti cittadini delle aree interne ottenere assistenza sanitaria sta diventando sempre più difficile. Chi vive nei piccoli centri è spesso costretto a spostarsi per decine di chilometri anche per prestazioni essenziali, con disagi che colpiscono soprattutto anziani, persone fragili e cittadini privi di mezzi di trasporto.

“La sanità è un disastro e i cittadini lucani sono sempre più in mano al destino”, attacca ancora Grippa. “Chi ha soldi può curarsi altrove, gli altri sono costretti ad aspettare o a rinunciare alle cure”.

Sulla vicenda interviene anche Federica D’Andrea, coordinatrice regionale di Progetto Civico, che punta il dito contro quella che definisce una progressiva desertificazione sanitaria delle aree interne lucane.

“Non possiamo accettare che i territori più fragili vengano privati di servizi fondamentali”, dichiara D’Andrea. “La continuità assistenziale rappresenta un presidio indispensabile soprattutto nei piccoli comuni, dove già oggi i cittadini fanno i conti con carenze strutturali, mancanza di medici e tempi di attesa insostenibili. La politica regionale deve assumersi la responsabilità di garantire pari dignità ai cittadini delle aree interne”.

La coordinatrice regionale annuncia inoltre il sostegno di Progetto Civico a tutte le iniziative di protesta che nasceranno nei territori interessati.

“Esprimiamo piena vicinanza e sostegno a tutti i sindaci e alle comunità coinvolte da questa riorganizzazione, che stanno difendendo con determinazione il diritto dei cittadini a una sanità pubblica vicina ed efficiente. Difendere il diritto alla salute significa difendere la possibilità di continuare a vivere nei nostri paesi. Senza servizi essenziali si accelera lo spopolamento e si condannano intere comunità all’abbandono”.

Parole dure che anticipano una possibile mobilitazione sul territorio. “Siamo pronti alla mobilitazione generale, in ogni dove, per far sentire la nostra voce a difesa del diritto alla cura e alla salute, che questa Regione sembra aver dimenticato”, conclude Grippa.

La questione sanitaria torna così al centro del dibattito politico regionale, mentre nelle comunità locali cresce la richiesta di servizi più vicini ai cittadini e di un piano concreto per salvare la sanità nelle aree interne della Basilicata.

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