Guardie mediche soppresse dal 25 maggio, interrogazione del M5s
Araneo e Verri: La Basilicata non è pronta. Presentata interrogazione urgente: chiediamo che la Giunta regionale e l'assessore Latronico riferiscano subito in aula

“Una nota dell’ASP Potenza, protocollata il 14 maggio 2026, certifica in modo inequivocabile ciò che le comunità lucane temevano: a partire dal 25 maggio, i medici già in calendario nei presidi di continuità assistenziale vengono trasferiti sui nuovi Punti di Assistenza Territoriale (PAT): Satriano di Lucania confluisce su Tito, Savoia di Lucania e Sant’Angelo Le Fratte su Picerno, Castelgrande su Muro Lucano, Ruoti e Bella su Baragiano, Balvano su Vietri di Potenza.
Si tratta di un ordine di servizio firmato dal Direttore della UOC Assistenza Primaria dell’ASP Potenza, indirizzato ai medici del ruolo unico del Distretto 2. E dice, in sostanza, che a partire da lunedì 25 maggio il presidio sotto casa non esiste più.
La riorganizzazione in atto non è, come si vuole far credere, un semplice cambio di nome. La stessa nota dell’ASP definisce i PAT ‘punti di erogazione concepiti per servire un ambito territoriale più ampio, definito dalla prossimità geografica, dalla coerenza con la rete AFT di appartenenza e dalla distribuzione della domanda sanitaria non urgente’.
Tradotto: il presidio non è più del comune, non è più garantito h24 nella sede di prossimità. È una rete mobile, vicariante, che si attiva su coordinamento della Centrale Operativa Territoriale (COT) e del numero 116117”. Lo dichiarano le consigliere regionali del M5s, Alessia Araneo e Viviana Verri, che proseguono:
“La logica della vicarianza è, sulla carta, razionale: se un PAT è indisponibile, quello geograficamente più prossimo garantisce la copertura. Ma questa catena funziona solo se tutti gli anelli sono presenti contemporaneamente.
E proprio qui emerge la contraddizione più grave: il sistema viene attivato il 25 maggio mentre alcune delle sue strutture non sono ancora del tutto operative.
Primo: la Centrale Operativa Territoriale. Il modello PAT si regge sulla COT come condizione abilitante; senza una COT pienamente operativa h24, il coordinamento tra PAT in caso di indisponibilità è affidato a un nodo che non è ancora stabile.
La Regione stessa ha ammesso che l’attivazione delle COT è un processo ancora in corso di completamento. Secondo: gli Infermieri di Famiglia e di Comunità (IFoC).
Sono la figura cardine dell’assistenza domiciliare nel nuovo modello — il punto di contatto quotidiano per il monitoraggio dei pazienti cronici, l’intercettazione precoce della fragilità, il supporto ai caregiver. La Regione ha appena bandito un corso-concorso per 500 IFoC e 263 posizioni per ASP e ASM.
Il che significa che questi professionisti sono in fase di reclutamento e formazione, non in servizio. Stiamo inaugurando un’architettura il cui pilastro umano più importante manca in gran parte del territorio.
Terzo: la carenza di medici. La DDG ASP n. 78 del 30 gennaio 2026 riconosce esplicitamente che «le gravi carenze di medici del ruolo unico non consentono di garantire pienamente il servizio di continuità assistenziale».
Non è un’osservazione dell’opposizione: è l’ASP stessa che certifica l’insufficienza del contingente medico disponibile. Il PAT di Ruvo del Monte — 960 abitanti in area appenninica — è già nella presentazione tecnica del Distretto 1 indicato come ‘subordinato al consolidamento del contingente MMG dell’AFT 3’. In altri termini: nella progettazione stessa quel presidio non parte, perché i medici non ci sono”.
“Il punto critico – evidenziano Araneo e Verri – non è la riforma in sé. Il DM 77/2022 e il modello delle Case della Comunità possono avere una logica di fondo condivisibile: integrare la medicina di base con la specialistica ambulatoriale, le cure domiciliari, la telemedicina e i servizi sociali. Ma una riforma del genere richiede condizioni che in Basilicata non esistono ancora.
E chi paga il prezzo dell’accelerazione imposta dalle scadenze PNRR del 31 maggio sono i cittadini di Satriano, Ruoti, Bella, Balvano, Rapone, Ruvo del Monte — paesi con strade tortuose, senza trasporto pubblico, con una quota di over 65 che in molti casi supera il 30%, con famiglie che non hanno sempre qualcuno che possa accompagnarli al PAT più vicino distante anche 20-25 chilometri”.
“Come Movimento 5 Stelle – sottolineano – abbiamo presentato un’interrogazione e chiediamo che la Giunta regionale e l’assessore Latronico riferiscano subito in aula rispondendo a queste domande, che non ammettono risposte generiche.
Le COT distrettuali sono operative h24 in tutti e quattro i distretti ASP di Potenza? Con quale contingente medico e infermieristico effettivamente in servizio, non programmato sulla carta?
Quanti IFoC sono oggi effettivamente in servizio sul territorio lucano, distretto per distretto, con indicazione delle sedi e degli orari di copertura reale?
Per i PAT la cui attivazione è esplicitamente condizionata al consolidamento del contingente MMG — come Ruvo del Monte — quale copertura concreta viene garantita ai cittadini nella fase transitoria?
Qual è il piano di trasporto sanitario per i comuni privi di PAT proprio, in considerazione della specificità geografica e demografica di queste aree?”
“Chiediamola sospensione immediata dell’attivazione del nuovo sistema nelle aree in cui le condizioni abilitanti non sono verificate — non come atto di ostruzione, ma come atto di responsabilità istituzionale verso le comunità che non possono fare da cavie di una riforma avviata in fretta per rispettare un calendario europeo.
Chiediamo che il confronto con i sindaci sia effettivo e non procedurale, e che produca accordi vincolanti sulle misure di mitigazione per ogni territorio.
Chiediamo che la Regione pubblichi il quadro aggiornato e verificabile dello stato di attivazione delle COT, degli IFoC e dei PAT — comune per comune, non come previsione ma come dato di fatto — così che cittadini, sindaci e Consiglio regionale possano sapere cosa esiste davvero e cosa è ancora sulla carta.
Questo modello organizzativo presto verrà esteso a tutta la Basilicata e i cittadini hanno il diritto di essere informati.
La salute – concludono Araneo e Verri – non è un algoritmo di ottimizzazione burocratica. È il diritto più elementare che le istituzioni devono garantire.
E quando questo non accade è compito dell’opposizione dirlo con forza, con precisione e con rispetto per chi vive ogni giorno la distanza tra i proclami istituzionali e la realtà delle strade di montagna percorse per raggiungere un medico”.