CULTURA E EVENTI

LE DANZATRICI en plein air – Presentata l’edizione 2026 del Festival Internazionale di Danza Contemporanea della compagnia Menhir

Sono 25 le compagnie e più di 100 gli artisti provenienti da tutta Italia e da 6 paesi europei che torneranno ad abitare gli spazi della città di Ruvo di Puglia in occasione della sesta edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea LE DANZATRICI en plein air, in scena dall’11 giugno all’11 luglio 2026.

Organizzato e promosso dalla Compagnia Menhir e realizzato con il sostegno di Ministero della Cultura (FNSV 2025-27), della Regione Puglia, del Comune di Ruvo di Puglia e in collaborazione con Puglia Culture, il festival prevede anche quest’anno un intero mese di programmazione, con più di 50 appuntamenti, tra cui 12 performance in prima nazionale e 3 anteprime nazionali.

Una sesta edizione che conferma la co-direzione artistica di Giulio De Leo e Erika Guastamacchia e la presenza di ospiti di rilievo del panorama italiano e internazionale, come il coreografo siciliano Roberto Zappalà e la coreografa lussemburghese Jill Crovisier, pluripremiata artista a cui il festival dedica, già dalla precedente edizione, JC Focus, un progetto triennale di collaborazione per co-produzioni nazionali e internazionali, progetti partecipativi dedicati alle comunità locali e presentazione di spettacoli di repertorio.

Significativa è proprio la scelta degli spettacoli di apertura del festival: giovedì 11 giugno, infatti, a dare avvio alla sesta edizione, sarà proprio la Compagnia Zappalà Danza 2 in una serata che si preannuncia esplosiva e che sarà un ponte fra generazioni differenti di artisti provenienti dal Centro di Rilevanza Nazionale della Danza di Catania.

La serata si aprirà infatti con Lif, di Claudio Scalia, giovane autore associato a Scenario Pubblico – selezione Giacimenti 2026 – Rete Italiana per l’emersione dei Giovani Talenti e Body Teaches, del fondatore e direttore artistico del centro catanese.

Quest’ultimo è un lavoro nato con l’intento di avvicinare il pubblico alla danza contemporanea e mette al centro il linguaggio MoDem, codice coreografico sviluppato dallo stesso Roberto Zappalà e dalla sua compagnia che, attraverso l’intreccio dei corpi e degli sguardi, è in grado di instaurare un dialogo progressivo con il pubblico.

Altrettanto significativi gli spettacoli di chiusura, sabato 11 luglio, con la compagnia svizzera Area Jeune Ballet Geneve che si esibirà in due piece: Un autre jour, brano molto poetico e dalle geometrie rigorose di Ken Ossola, e We will never give up on love di Erion Kruja, un viaggio attraverso le diverse sfaccettature dell’amore, da quello più benevolo a quello più difficile, in cui i danzatori sono chiamati ad incarnare una generazione di “combattenti dell’amore”, determinati a lottare per un futuro migliore. Un brano esplosivo, che coronerà il crescendo sviluppato dalla programmazione.

E poi la prima nazionale di Tight Dress, versione rivisitata della performance JCSOUND1 SOLO, sviluppata nel 2023 da Jill Crovisier, originariamente interpretata dalla stessa coreografa e sound designer e ora affidata alla direttrice artistica del festival, Erika Guastamacchia.

Un lavoro che accompagna lo spettatore in un viaggio in cui movimenti confusi, frenetici e spezzati si confrontano tra loro, come una giustapposizione di flashback che fluttuano tra meccanicità e fluidità.

Un momento che genera una disperata ricerca di riconoscimento, evidenziata da un tocco di comicità ed esistenzialismo.

E ancora una co-produzione internazionale con la prima nazionale di DARE! di Guilherme Miotto una co-produzione internazionale che vede Menhir collaborare con la compagnia olandese Corpo Maquina Society, con il sostegno dell’Ambasciata e del Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi in Italia.

In DARE! il coreografo esplora una nuova definizione di libertà insieme a giovani performer professionisti, italiani e olandesi.

Non la libertà come traguardo individuale, ma come qualcosa che nasce tra le persone. Ciò che emerge non è una coreografia tradizionale, ma un percorso vivo sul palco, in cui i movimenti nascono dall’istinto, dalla fiducia e dal movimento stesso.

In tema di collaborazioni internazionali, la sesta edizione del Festival dedica quest’anno uno speciale focus alla Spagna, attraverso la prima nazionale dello spettacolo Bebìbula della compagnia BAAL che, attraverso corpo, movimento e immaginazione invita bambini e adulti a entrare in una narrazione scenica che parla di cura, interdipendenza e coesistenza, aprendo la porta a immaginare altri modi di vivere in un possibile futuro.

E ancora, attraverso l’omaggio della compagnia pugliese Apulia Tango, che si esibirà in una performance di Tango Argentino dal titolo Un tango para Carmen: uno spettacolo ispirato alla celebre opera di George Bizet e che rilegge la storia di Carmen attraverso il linguaggio intenso e viscerale della danza.

Tra i progetti italiani più di rilievo di questa edizione, Le Palestriti, portato in scena da un quartetto di danzatrici della compagnia bolognese Nexus su una coreografia di Simona Bertozzi: il lavoro prende forma all’interno del progetto Athletes e si ispira al mosaico delle Palestriti di Villa del Casale, in Piazza Armerina a Enna, una rara rappresentazione di agonismo femminile dell’antichità.

In questa dinamica, la scena si configura come un playground di traiettorie, dove i corpi si muovono in un ostinato esercizio di ascolto, elevando l’allenamento e la cura del gesto a pratiche di resistenza e trasformazione Romeo & Juliet Project della compagnia salernitana Borderlinedanza, un interessante lavoro di recupero di un repertorio di un grande autore del ‘900, che si avventura nell’universo onirico di Lindsay Kemp, icona che ha fuso danza, mimo e teatro in un rito di libertà assoluta.

Una scelta che si pome come un atto di resistenza culturale, un modo per tornare a far respirare l’arte attraverso nuovi corpi.

Sotto la guida di Daniela Maccari, musa di Kemp, dieci giovani talenti campani ereditano un linguaggio fatto di sguardi e di gestualità sacra.

Lo spettacolo spoglia il dramma shakespeariano del superfluo, trasformandolo in teatro totale. Un’occasione unica il cui il talento locale incontra il mito, regalando al pubblico un incanto sospeso tra cielo e terra.

E ancora, di grande interesse il progetto Petit 1 e Petit 2 (prima nazionale), attraverso il quale, per la prima volta in un festival di danza contemporanea, un unico progetto coreografico si articola in due tempi distinti ed è interpretato da due diverse compagnie storiche della danza italiana: Arearea, di Udine e Balletto del Teatro di Torino.

Arearea che porta in scena Petit 1. Quattro danzatori comunicano con un linguaggio composto da 24 piccole azioni di movimento nate da 12 sequenze di contatto. Sul percorso di quattro sonate di Domenico Scarlatti, che si sfaldano gradualmente nel corso dei 30 minuti, i danzatori possono decidere quali azioni giocare e quindi quali incontri causare o non causare.

Petit è un esperimento sulla scelta, sulla responsabilità, sulle conseguenze delle proprie scelte e sulle tracce visibili che rimangono.

A seguire Petit 2, co-produzione nazionale tra Menhir e Balletto Teatro di Torino, continuazione del precedente, in cui qualcosa è già accaduto, qualcosa è finito, qualcosa è appena iniziato.

Come in un gioco, i movimenti si susseguono alla ricerca di un giusto incastro, con o senza l’altro: ogni interprete conosce l’intero materiale coreografico. Come e con chi danzare questo codice è una libera possibilità, che accade nel presente della performance.

All’interno della programmazione, grande attenzione, come di consueto, alla promozione dell’accessibilitànei confronti di tutte le fasce d’età e di persone e artisti con disabilità.

In questa direzione si muovono Readinga cura del direttore artistico Giulio De Leo, realizzato in collaborazione con la Cooperativa sociale Uno tra noi, con gli studenti dell’IISS Cosmai di Bisceglie e con le persone over 65 del Rotary club di Bisceglie e l’appuntamento Open Dialogo dei Dialoghi del giovedì, realizzato in collaborazione con Versiliadanza_Firenze e con l’organizzazione di volontariato ConTeSto.

E, ancora, un festival che mantiene uno sguardo attento ai temi del ricambio generazionale e della valorizzazione dei talenti emergenti, a cui sono dedicate le sezioni Scavi, fucina di produzione di artisti under35, Mitologie, che presenta nel festival produzioni già attive e Giacimenti, che accoglie gli autori selezionati nei progetti di alta formazione partner di GIACIMENTI – rete italiana per l’emersione dei giovani talenti coordinata da Menhir/LE DANZATRICI en plein air in partnership con Conformazioni Festival di Palermo, HangartFest di Pesaro, Progetto Da.Re. Dance Research di Roma, Modem Pro/CZD/Scenario Pubblico di Catania, Alta Formazione/Compagnia Arearea di Udine, AltoFest/Teatringestazione di Napoli, RiESCo di Bari e Menzatì/TEX Il teatro dell’exFadda di San Vito dei Normanni. 

Fondamentale, per la natura stessa del progetto, l’attività di coinvolgimento del pubblico e di sensibilizzazione al linguaggio della danza nei confronti della comunità ruvese e non solo: da qui la volontà dei direttori artistici di aggiungere nuovi spazi di programmazione anche durante alcune mattine ma anche e soprattutto di promuovere la partecipazione alle attività de LE DANZATRICI_LAB, il laboratorio che raccoglie una serie di azioni di coinvolgimento, sviluppo, ed educazione del pubblico.

Quest’ultimo sarà articolato in Pratiche coreografiche – processi creativi partecipati aperti a cittadini di tutte le età, comunità scolastiche, studenti universitari, associazioni e persone con disabilità – e Dialoghi del giovedì, un ciclo di incontri tematici dedicati all’archeologia, all’antropologia, all’accessibilità, alla cultura d’impresa, alla ricerca e alla sperimentazione in campo artistico.

IL FESTIVAL 

Divenuto ormai evento ricorrente dell’estate ruvese e caposaldo della programmazione artistico-culturale dell’intera regione Puglia, LE DANZATRICI en plein air si propone ancora una volta di rappresentare una chiamata a raccolta della comunità intorno all’antico fuoco dell’arte e della danza attraverso spettacoli, performance, laboratori ed eventi collaterali, affinché nel corpo si torni a riconoscere uno strumento inalienabile di identità, educazione, coesione e rinascita. Il tutto a partire dal celebre affresco tombale “Le danzatrici di Ruvo di Puglia”, opera rinvenuta nella cittadina pugliese nel 1833 e conservata oggi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

La suggestione che ha ispirato l’intitolazione del festival è quella di riportare in vita le protagoniste dell’affresco, permettendo loro di danzare libere negli spazi urbani e di ricongiungere così attraverso la danza passato, presente e futuro.

A partire da questa suggestione, il festival intende aprire una riflessione sul tema dell’archeologia della danza: una vera e propria indagine antropologica sull’origine del gesto, sulle stratificazioni e sedimentazioni di memorie, retaggi culturali ed esperienze personali e collettive che lo modellano.

La dicitura en plein air non indica soltanto la mera collocazione delle performance o di altre attività della rassegna in spazi non convenzionali all’aperto, ma insiste sulla dimensione di apertura al territorio e di dialogo con le comunità, le architetture, gli spazi pubblici e la luce naturale.

L’intento è quello di portare la danza nella città e negli spazi dei musei, per creare cortocircuiti sociali e culturali, innovare la fruizione culturale del territorio, intercettare fasce di pubblico sempre nuove e attrarre nuovi flussi legati al turismo culturale e consapevole. E dunque, ad ospitare il Festival gli spazi dell’ex Convento dei Domenicani di Ruvo di Puglia,la sala conferenze del Museo del libro, gli spazi esterni e il grottone del Museo Archeologico Nazionale Jatta, corsi piazze e angoli del nucleo antico della città.

«Le edizioni del nostro festival non hanno mai avuto un titolo e non sono mai state dedicate ad un tema specifico.

A ispirarne il disegno è piuttosto un sentimento o una riflessione sulla condizione umana – spiegano i direttori artistici Giulio De Leo ed Erika Guastamacchia –. In questa epoca di irrefrenabile rivelazione della banalità del male siamo chiamati, come artisti e come operatori culturali, a far luce sui conflitti e sulla loro origine. 

In tutta Europa e nei suoi ampi spazi culturali, le società sono plasmate da eredità storiche irrisolte ed esclusioni radicate nel tempo, derivanti da processi storici di lungo periodo come il dominio coloniale, il governo imperiale, la dominazione ideologica, la transizione post-socialista, la repressione del nazi-fascismo, l’assimilazione forzata, la divisione territoriale e la repressione sistemica.

Processi diversi, che spesso ci fanno sentire divisi e oppressi da passati troppo distanti fra loro per poter farci convergere in un futuro comune, ma si tratta in realtà di forme diverse della stessa questione e il corpo è il terreno primario in cui le diverse eredità irrisolte si stratificano e coagulano, lasciando cicatrici visibili ed invisibili.

La danza come linguaggio universale e gentile ci lascia osservare senza giudizio le nostre cicatrici, i nostri conflitti, le nostre tensioni e ci invita ad incontrarci nell’umiltà del presente, esortandoci a cogliere nella complessità della storia, delle stratificazioni e delle diversità un immenso patrimonio, un tratto identitario distintivo. Una ricchezza che nella gentilezza di un gesto danzato può risolvere la propria complessità e diventare un bene comune da cui guardare con fiducia al futuro».

«Il raggiungimento della sesta edizione de “Le Danzatrici en plein air” segna un passaggio significativo non solo per il festival, ma per l’intero Mezzogiorno – è il commento di Paolo Ponzio, presidente di Puglia Culture –. In pochi anni, grazie al lavoro della Compagnia Menhir, con Giulio De Leo ed Erika Guastamacchia, e alla visione condivisa con il Comune di Ruvo di Puglia, questa manifestazione è diventata un punto di riferimento per la danza contemporanea nel Sud Italia.

È la dimostrazione che anche nei nostri territori è possibile costruire, con continuità e visione, progetti culturali di alto profilo, capaci di attrarre artisti, generare partecipazione e produrre valore.

Per Puglia Culture è motivo di grande orgoglio essere parte di questo percorso: un’esperienza che incarna una politica culturale concreta, capace di coniugare qualità artistica, radicamento territoriale e inclusione sociale. “Le Danzatrici” contribuisce a ridefinire il ruolo del Sud nel sistema culturale nazionale, affermandolo come luogo di produzione e innovazione, e non più come semplice periferia».

«Le Danzatrici en plein air” rappresenta oggi un’esperienza rara nel panorama italiano, e non solo per la qualità della proposta artistica, che porta a Ruvo di Puglia, per oltre un mese, la migliore danza contemporanea nazionale e internazionale, spesso in esclusiva per il Sud – ha aggiunto Gemma Di Tullio, responsabile settore Danza di Puglia Culture –.

Il suo tratto distintivo sta nella capacità, fortemente voluta dalla Compagnia Menhir e dalla direzione artistica di Giulio De Leo ed Erika Guastamacchia, di tenere insieme l’alto e il popolare: accanto agli spettacoli, prende forma un lavoro continuo con il territorio che coinvolge bambini, studenti, anziani, persone con disabilità e semplici cittadini.

È proprio questa dimensione partecipativa a rendere il festival unico e così ambito, perché trasforma la danza in un’esperienza condivisa, capace di generare un forte coinvolgimento emotivo e di costruire un pubblico sempre più consapevole e vicino. Anche la scelta degli spazi, come l’ex convento dei Domenicani, contribuisce a creare un dialogo profondo con il territorio».

«Salutiamo con soddisfazione la sesta edizione de “Le danzatrici en plein air”, manifestazione nata durante la nostra Amministrazione, di cui siamo molto orgogliosi e che in poco tempo, grazie alla bravura e alla intelligenza di Giulio De Leo ed Erika Guastamacchia ha saputo guadagnare prestigio e credibilità internazionali dando lustro alla nostra città – ha dichiarato Pasquale Chieco, sindaco di Ruvo di Puglia –. Attendiamo con impazienza la gioiosa invasione di artisti e appassionati da tutta la regione che ancora una volta arriverà nella nostra città.

Anche per questa edizione il festival conferma le caratteristiche che ne hanno fatto la fortuna: importanti personalità del panorama internazionale, ma anche grande attenzione all’inclusione di tutte le età e delle diverse abilità per portare l’arte anche nella vita quotidiana di chi non ha mai avuto prima d’ora la possibilità di avvicinarsi a questa straordinaria disciplina.

L’altro elemento identitario ed essenziale del festival è poi la trasformazione della città in palcoscenico, con spettacoli che entreranno nei luoghi della socialità e della cultura aggiungendo valore a valore.  

“Le danzatrici en plein air” non è che il punto d’arrivo e di partenza, di restituzione e di ispirazione di un lavoro che dura 365 giorni l’anno e che noi pensiamo rappresenti un modello per ogni operazione artistica fatto di dialogo intelligente e costruttivo con la comunità e con la città, costruzione di patrimonio immateriale, welfare culturale e, in fine, bellezza diffusa».

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