POLITICA

Artigianato in Basilicata: nel primo trimestre 2026 perse 118 imprese. L’allarme di Confartigianato e l’appello ai giovani

Nel primo trimestre del 2026 la Basilicata registra un saldo negativo di 118 imprese artigiane, con 64 cessazioni in provincia di Potenza e 54 in quella di Matera. Al 30 marzo 2026, il numero complessivo delle imprese artigiane attive si attesta a 9.314 unità, di cui 6.170 nella provincia di Potenza e 3.136 in quella di Matera. A compensare la perdita sono le “matricole” (nuove iscrtte(: 111 a fronte di 229 cessazioni.

Per quanto riguarda la distribuzione settoriale, il comparto più rappresentato è quello dei servizi, con 4.052 imprese, seguito dalle costruzioni (3.058), dall’industria (2.008), dal commercio (128) e dall’agricoltura (127).

A commentare i dati è Rosa Gentile, dirigente nazionale e regionale di Confartigianato Basilicata:

“Nonostante i turbolenti venti di crisi l’artigianato continua a rappresentare un pilastro fondamentale della nostra economia e della vita quotidiana. Tutto ciò che utilizziamo ogni giorno è frutto del lavoro degli artigiani: un settore che unisce creatività, qualità, personalizzazione e grande attenzione al dettaglio”.

Gentile ha inoltre sottolineato la natura profondamente contemporanea dell’artigianato: “Si tratta di un comparto capace di coniugare tradizione e innovazione, anche grazie all’impiego delle nuove tecnologie. Un elemento che lo rende particolarmente attrattivo per le giovani generazioni, chiamate a raccogliere un’eredità strategica per il futuro del Made in Italy”.

Proprio ai giovani è rivolto un appello: l’artigianato offre oggi opportunità concrete sia sul piano professionale che economico, con ampi spazi per esprimere talento e creatività. In questa direzione si inserisce anche l’iniziativa annunciata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, finalizzata al rilancio del settore e alla valorizzazione delle sue potenzialità.

Il quadro economico generale, delineato dal Documento di finanza pubblica 2026 approvato dal Consiglio dei Ministri, evidenzia tuttavia una revisione al ribasso delle stime di crescita, in un contesto segnato da forte instabilità internazionale. Una situazione che suscita preoccupazione in Confartigianato.

“Il nuovo shock energetico legato alla crisi nell’area del Golfo e alle tensioni sullo Stretto di Hormuz – segnala il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – rappresenta una vera e propria ‘gelata di primavera’ sulla ripresa della manifattura e degli investimenti. Tra marzo e aprile il prezzo del gas è aumentato del 41,7% rispetto a febbraio, mentre l’energia elettrica all’ingrosso segna un +17,7%. Ancora più marcata la crescita dei carburanti: il prezzo industriale del gasolio è salito del 74,6%, con effetti diretti sui costi dell’autotrasporto e sull’intero sistema produttivo”.

“Le imprese italiane – aggiunge Granelli – affrontano questa nuova crisi senza aver ancora riassorbito gli effetti di quella del 2022: nel 2025 i prezzi di elettricità e gas restano superiori del 45,5% rispetto al 2021 e il costo del credito continua a essere elevato”.

In questo scenario, Confartigianato ribadisce l’urgenza di interventi incisivi per contenere i costi dell’energia e delle materie prime, sottolineando la necessità di una risposta coordinata a livello europeo. “Serve maggiore flessibilità nelle regole di bilancio per affrontare una fase straordinaria”, evidenzia Granelli.

Sul piano interno, l’invito al Governo è di concentrare le risorse su misure capaci di sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e rafforzare la competitività delle imprese. Centrale anche il miglioramento del contesto amministrativo: “Occorre accelerare verso uno ‘Stato semplice’, riducendo burocrazia e oneri che frenano l’attività d’impresa”.

Confartigianato accoglie con attenzione gli orientamenti dell’Esecutivo, auspicando l’avvio di un confronto strutturato con le parti sociali. “Con regole europee rigide e spazi di bilancio limitati – conclude Granelli – è indispensabile trovare un equilibrio tra disciplina fiscale e crescita. Senza sviluppo non può esserci stabilità”.

L’associazione richiama inoltre l’attenzione sul ruolo centrale delle micro e piccole imprese, che rappresentano il 99,8% del tessuto produttivo europeo, e che devono essere considerate non solo beneficiarie, ma veri pilastri del modello economico e sociale dell’Unione.

Tra le priorità indicate: la riduzione degli oneri amministrativi, un quadro regolatorio più stabile, un accesso più equo ai finanziamenti europei e un futuro Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 più inclusivo e orientato alla competitività diffusa.

Preoccupazione anche per un possibile ridimensionamento della politica di coesione, che rischierebbe di indebolire il sostegno allo sviluppo locale.

Infine, forte l’attenzione su formazione professionale, apprendistato e politiche attive del lavoro, fondamentali per ridurre il mismatch tra domanda e offerta, e sulla necessità di una revisione della PAC più inclusiva, capace di valorizzare il ruolo delle imprese artigiane nelle filiere agroalimentari locali.

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