CRONACA

Luglio 2024, aprile 2026: due grandinate, un solo copione. E i ristori non pervenuti

Dieci giorni fa la grandine si è abbattuta sul Metapontino, colpendo in particolare i comuni di Nova Siri e Rotondella nel momento peggiore possibile — la piena fioritura. Il momento in cui una pesca, un’albicocca, una ciliegia stanno compiendo il loro destino, in cui mesi di lavoro e di cura si trasformano in frutto.
Bastano pochi minuti per cancellare tutto. Non qualche cassetta in meno — una stagione intera, un anno di alba dopo alba. E con quell’anno sparisce il reddito di una famiglia, la continuità di un’azienda, il senso di chi ha scelto di restare quando tutti partivano.
Da generazioni è questa ostinazione silenziosa a tenere il Metapontino in piedi — trasforma la fatica in dignità, convince i figli a non prendere il treno per il nord.
È una speranza bellissima. Ed è esattamente la speranza che le istituzioni hanno imparato, negli anni, a usare come sala d’attesa.
Noi, in quella sala, ci siamo stati fin troppo. Abbiamo accolto le visite, collaborato con tecnici e CAA, ascoltato con rispetto. Ma la pazienza ha un limite, e quel limite si chiama credibilità.
In dieci giorni Amazon consegna in tutto il mondo, una startup raccoglie capitali, un’azienda riorganizza un reparto. Noi abbiamo ricevuto strette di mano. La gratitudine non paga i conti, e dietro ogni albicocco in fiore c’è una famiglia che aspetta ossigeno — non fotografie.
Poi arriva il 10 aprile 2026, si riunisce il Tavolo Verde e leggiamo le dichiarazioni dell’assessore Cicala: un percorso chiaro, sopralluoghi, raccolta dati, proposta in Giunta per il riconoscimento dello stato di calamità, confronto con il Governo e le istituzioni europee, interventi su più livelli.
Parole precise, ordinate, rassicuranti. Peccato che le abbiamo già lette. Parola per parola. Due anni fa, dopo la grandinata del 2 luglio 2024. Stesso copione, stesse promesse, stesso silenzio.
Quei ristori non sono ancora arrivati. E nel frattempo la grandinata del 1 aprile 2026 ha colpito un numero ancora maggiore di aziende, aggiungendo nuove famiglie a quelle già in attesa. Il sistema si allarga. I ristori no. Chiamare tutto questo un percorso chiaro richiede una buona dose di coraggio — o una memoria molto, molto corta.
Allora proviamo con le domande, che sono soltanto tre e non richiedono un tavolo verde per rispondere.
Quante aziende sono state censite per la grandinata del 1 aprile 2026? Quali fondi CSR — Complemento di Sviluppo Rurale — verranno attivati e in quali tempi?
Entro quando le aziende colpite vedono il primo euro? Tre domande, tre risposte con una data. Non un annuncio — un traguardo. Perché i traguardi, in questa terra, non li abbiamo ancora visti. E non siamo mica smemorati.
Ci rivolgiamo a tutta la politica — regionale e nazionale, maggioranza e opposizione — perché questo territorio non è uno sfondo elettorale. È una civiltà del lavoro che muove trasportatori, fornitori, lavoratori stagionali, famiglie e comuni interi.
Ogni azienda che chiude lascia un vuoto che non si riempie con la prossima stagione, ogni famiglia che parte porta via un pezzo di futuro che non torna.
Non esistono colori quando si tratta di salvare tutto questo — esistono solo responsabilità. E lo diciamo con la stessa chiarezza con cui chiediamo i dati: se qualcuno è in grado di smentire quello che abbiamo scritto, se i ristori del 2 luglio 2024 sono stati pagati, se esiste già una norma che garantisce tempi certi — ne saremo felici.
Genuinamente, profondamente felici. Significherebbe che questa terra è in mani migliori di quanto temiamo. Ma finora nessuno ci ha convinti.
Gli agricoltori sanno aspettare — aspettano la pioggia, il sole, che la natura faccia il suo corso. Ma non possono aspettare che le istituzioni facciano il loro. Chiedono certezze. Chiedono tempi. Chiedono dati. Adesso.
Coordinamento Agricoltori Basilicata
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