Basilicata, tregua politica nel centrodestra: priorità al bilancio e ai conti della sanità

In Basilicata, il centrodestra ha scelto la strada più prevedibile e, allo stesso tempo, più rivelatrice: rinviare. Nessuna resa dei conti, nessun chiarimento politico dopo settimane di tensioni e dopo una sconfitta referendaria che avrebbe potuto – forse dovuto – aprire una riflessione più profonda. Al contrario, si è optato per una tregua. Ma non una tregua strategica: una tregua obbligata.
Il motivo è semplice e difficilmente aggirabile: i conti non tornano. Quando il disavanzo sanitario oscilla tra i 60 e gli 80 milioni e la forestazione pesa per altri 40, ogni altra discussione diventa secondaria, se non addirittura un lusso. È in questi momenti che la politica mostra la sua vera natura: capace di alzare i toni quando si tratta di posizionamenti, molto più prudente quando deve fare i conti – letteralmente – con la realtà.
La scelta condivisa attorno al presidente Vito Bardi è stata quella di abbassare il volume dello scontro e affidarsi ai tecnici. Una decisione comprensibile, ma che porta con sé un interrogativo tutt’altro che secondario: fino a che punto la politica può delegare senza perdere il proprio ruolo?
Le tensioni, infatti, non sono scomparse. Sono semplicemente sospese. Le parole di Marcello Pittella sulla necessità di commissariare la sanità e azzerare i vertici amministrativi restano sul tavolo, come resta evidente la mancanza di una visione condivisa su uno dei settori più sensibili per i cittadini. Allo stesso modo, la posizione di Carmine Cicala sui vitalizi continua a segnare una distanza politica che non può essere ignorata all’infinito.
Quella in atto non è una pacificazione, ma una sospensione del conflitto. E le sospensioni, per loro natura, hanno una scadenza.
C’è poi un elemento più ampio, che riguarda il rapporto tra politica e responsabilità. Rifugiarsi nella priorità del bilancio è, in questo caso, inevitabile. Ma il rischio è che diventi anche un alibi: un modo per evitare di affrontare nodi politici che richiederebbero scelte nette, e quindi potenzialmente divisive. Governare, però, significa esattamente questo: scegliere, assumendosi il costo delle decisioni.
Sul fondo resta lo scenario nazionale, con le possibili mosse di Giorgia Meloni e l’ombra – ancora lontana ma non troppo – di elezioni anticipate. Un’incognita che contribuisce a congelare ulteriormente gli equilibri locali, perché nessuno vuole scoprire le carte troppo presto.
La Basilicata si trova così in una fase di attesa. Ma l’attesa, in politica, non è mai neutrale. Può essere preparazione, oppure semplice rinvio. La differenza la farà ciò che accadrà dopo l’approvazione del bilancio: se quella attuale sarà ricordata come una pausa utile per riorganizzarsi o come l’ennesima occasione mancata.
Perché una cosa è certa: i numeri possono imporre una tregua, ma non risolvono i conflitti. Quelli, prima o poi, tornano sempre a chiedere conto.
R.P.