Tensione nel Golfo Persico: l’Iran minaccia il blocco marittimo mentre cresce il rischio escalation

Nuove tensioni nel Medio Oriente, dove l’Iran ha lanciato un duro avvertimento: in caso di attacchi contro le proprie coste o isole, potrebbe minare l’intero Golfo Persico, bloccando le principali rotte marittime.
La minaccia è stata diffusa dal Consiglio di difesa iraniano, che ha parlato della possibilità di colpire tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione con diversi tipi di mine navali. Secondo Teheran, l’area potrebbe trasformarsi in uno scenario simile allo Stretto di Hormuz, con conseguenze pesanti sul traffico energetico globale.
Sul terreno, la situazione resta estremamente instabile. Un raid aereo statunitense ha colpito abitazioni a Khorramabad, causando almeno sei morti e decine di feriti, mentre nuovi attacchi incrociati tra Israele e Iran sono stati registrati nelle ultime ore. Due missili diretti verso Israele sarebbero stati intercettati anche dall’Arabia Saudita.
L’allarme è stato rilanciato anche dal Comitato Internazionale della Croce Rossa. La presidente Mirjana Spoljaric ha parlato di un rischio concreto di “punto di non ritorno”, denunciando la crescente distruzione di infrastrutture essenziali come reti energetiche, idriche e sanitarie.
Secondo la Croce Rossa, gli attacchi contro queste strutture rappresentano una minaccia diretta ai civili e potrebbero configurarsi come crimini di guerra. Particolare preoccupazione riguarda anche i possibili danni agli impianti nucleari, che potrebbero avere conseguenze irreversibili.
Nel frattempo, sul piano diplomatico emergono segnali contrastanti. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato di colloqui “positivi” con Teheran e della possibilità di un accordo su più punti, inclusa la rinuncia iraniana all’arma nucleare. Tuttavia, da parte iraniana sono arrivate smentite su negoziati in corso.
La crisi resta quindi aperta, tra minacce militari, tentativi di dialogo e un’escalation che continua a preoccupare la comunità internazionale, soprattutto per le possibili ripercussioni sulla sicurezza globale e sui mercati energetici.