Camera ardente a Montecitorio per Paolo Cirino Pomicino, protagonista della Prima Repubblica

È stata allestita a Montecitorio la camera ardente per Paolo Cirino Pomicino, storico esponente della Democrazia Cristiana scomparso ieri all’età di 86 anni. L’accesso, nella sala Sala Aldo Moro della Camera dei deputati, è consentito oggi a partire dalle 10.30 e resterà aperto fino alle 19.
Conosciuto come “’o ministro”, Pomicino è stato uno dei protagonisti degli anni centrali della Prima Repubblica, legato alla corrente andreottiana e figura di riferimento nei governi tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Ha ricoperto l’incarico di ministro della Funzione pubblica nel governo guidato da Ciriaco De Mita e successivamente quello di ministro del Bilancio e della programmazione economica nei governi presieduti da Giulio Andreotti.
Nato a Napoli, si laureò in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II con il massimo dei voti, per poi specializzarsi in neurologia. La sua carriera politica iniziò nel 1976 con l’elezione alla Camera dei deputati, incarico mantenuto fino al 1994, attraversando tutte le fasi della cosiddetta Prima Repubblica.
A Montecitorio fu anche presidente della Commissione Bilancio dal 1983 al 1988, prima di entrare nell’esecutivo durante la stagione del cosiddetto CAF, l’asse politico formato da Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani, che rappresentò uno dei centri di potere della politica italiana fino all’inizio degli anni Novanta.
La fine di quella stagione coincise con le inchieste di Mani Pulite, che coinvolsero anche Pomicino. Nel corso degli anni affrontò numerosi procedimenti giudiziari, dai quali in parte fu prosciolto, continuando comunque la sua attività politica anche dopo la fine della Prima Repubblica.
Negli anni successivi aderì a diverse formazioni centriste, mantenendo un ruolo nel dibattito politico fino agli ultimi anni. Le sue condizioni di salute erano state segnate da gravi problemi cardiaci, che avevano richiesto interventi complessi, tra cui un trapianto di cuore.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo significativo della storia politica italiana, legato alla lunga stagione della Democrazia Cristiana e ai suoi protagonisti. La camera ardente a Montecitorio rappresenta l’ultimo omaggio istituzionale a una figura che ha attraversato decenni di vita pubblica del Paese.