POLITICA

Vertenza ex TIS e RMI: non è finita. I lavoratori devono riprendere l’iniziativa e rivendicare i diritti acquisiti

La vertenza che coinvolge i lavoratori ex TIS e RMI non può considerarsi conclusa. Al contrario, si rende oggi necessario rilanciare con forza l’iniziativa sindacale e collettiva per la tutela e il riconoscimento pieno dei diritti maturati in anni di lavoro svolto al servizio delle comunità locali.

Attualmente i lavoratori non transitati nel progetto ASA risultano essere, secondo le stime ARLAB aggiornate a gennaio 2026, circa 646 unità. Questi lavoratori sono tuttora impiegati in progetti di pubblica utilità, senza che sia stata definita una cornice giuridica chiara e coerente con la natura delle attività svolte e con la loro condizione occupazionale.

È opportuno ricordare che, dal punto di vista normativo, i lavori di pubblica utilità sono generalmente previsti in due casi specifici: come pena sostitutiva oppure nell’ambito di rapporti di lavoro in essere, quando il lavoratore è impegnato per meno del 50% nelle normali attività lavorative. In tali situazioni, i diritti fondamentali — come malattia, contribuzione previdenziale e maternità — risultano già garantiti dalle normative che regolano il rapporto di lavoro o dagli ammortizzatori sociali eventualmente applicabili.

La condizione attuale dei lavoratori della platea non rientra in nessuna di queste casistiche. Si tratta infatti di un utilizzo improprio e privo di un adeguato inquadramento normativo, che espone i lavoratori a una situazione di incertezza e precarietà protratta nel tempo.

Nonostante le ripetute denunce e le richieste avanzate dalla nostra organizzazione sindacale, la Regione Basilicata non ha finora intrapreso un percorso concreto volto a individuare soluzioni normative idonee a garantire l’applicazione dei diritti fondamentali all’interno dei progetti di inclusione attualmente in essere. Allo stesso modo, non si registrano passi significativi verso una reale stabilizzazione dei lavoratori.

Risulta inoltre disatteso l’impegno politico assunto dal Presidente Bardi di avviare un’interlocuzione con il Governo nazionale per estendere alla Basilicata modelli normativi analoghi a quelli adottati in altri contesti regionali, come quello calabrese, che consentono assunzioni al di fuori delle piante organiche e senza vincoli assunzionali. Tali strumenti rappresenterebbero una soluzione concreta ai limiti che oggi impediscono ai Comuni di procedere all’assunzione di lavoratori che, da quasi vent’anni, garantiscono servizi essenziali operando in condizioni di sostanziale precarietà.

Già nella nota a verbale del 13 settembre 2024, la USB aveva proposto che anche per i lavoratori rimasti nella platea venisse riconosciuto un importo annuale pro capite pari al costo di un lavoratore transitato nel progetto ASA, con l’obiettivo di finanziare percorsi di stabilizzazione presso gli enti. Tale percorso avrebbe potuto includere, in una fase transitoria, contratti a tempo determinato nell’ambito di progetti di inclusione lavorativa, in attesa dell’approvazione di una normativa nazionale strutturale.

Accanto a questa proposta, si evidenzia la possibilità — già sperimentata in alcuni Comuni — di attivare procedure di selezione riservata, soprattutto nei contesti con numeri ridotti di lavoratori (34 Comuni su 100 coinvolti hanno in carico al massimo uno o due lavoratori tra TIS e RMI). Anche in assenza di modifiche normative, questa strada potrebbe rappresentare un’opzione praticabile per avviare processi di inserimento lavorativo stabile.

Nella medesima nota veniva inoltre richiesto il finanziamento di un indennizzo per i lavoratori che, al raggiungimento dei 67 anni, fuoriescono dalla platea senza aver maturato una posizione contributiva adeguata, con accesso limitato all’assegno sociale. Analoga attenzione era stata richiesta per i familiari dei lavoratori deceduti, prevedendo anche forme di subentro nella platea da parte del coniuge superstite o di un figlio maggiorenne.

A fronte dell’assenza di iniziative concrete da parte dei Comuni, alcuni lavoratori stanno valutando la possibilità di aderire al progetto ASA. Tuttavia, il bando per il 2026, diversamente dagli impegni informali precedentemente assunti, non prevede l’estensione a tutta la platea, ma limita l’accesso ai soli lavoratori già aderenti al progetto.

Va inoltre sottolineato che non solo le proposte aggiuntive avanzate dalla nostra organizzazione, ma anche gli accordi già raggiunti e riportati nella scheda 2MC non hanno trovato copertura finanziaria né spazio di discussione istituzionale.

Alla luce di questo scenario, si rende necessario avviare una fase di confronto e di conoscenza reale delle intenzioni dei lavoratori. Proponiamo pertanto la somministrazione di un questionario generalizzato che consenta di raccogliere orientamenti chiari rispetto alle diverse opzioni possibili:

  • interesse alla stabilizzazione presso gli enti pubblici

  • interesse alla stabilizzazione presso aziende private o nel terzo settore

  • disponibilità alla fuoriuscita volontaria

  • interesse alla permanenza nei progetti di inclusione come accompagnamento verso l’età pensionabile

Parallelamente, la USB programmerà una serie di assemblee nei Comuni, a partire da quelli con il maggior numero di lavoratori coinvolti, richiedendo contestualmente l’apertura di un confronto diretto con i sindaci. L’obiettivo è duplice: da un lato comprendere la reale situazione nei territori, dall’altro costruire insieme ai lavoratori una strategia condivisa per rilanciare la vertenza e rivendicare diritti e dignità lavorativa.

Potenza, 19/03/2026
Rosalba Guglielmi

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