CULTURA E EVENTI

Convegno “Il Carbon Farming per il settore agricolo”

All’evento interverranno il presidente della Copagri Basilicata Nicola Minichino, Giuseppe Montanaro del Dipartimento di Agraria dell’UniBas, Ilaria Falconi, membro della Commissione Europea sul Carbon Farming, e l’assessore alle Politiche Agricole della Regione Basilicata Carmine Cicala

Si terrà venerdì 27 marzo 2026, a partire dalle ore 17 presso l’Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo a Montescaglioso, Il convegno “Il Carbon Farming per il settore agricolo – dalla Metodologia di Certificazione al Mercato Volontario dei crediti di Carbonio”, promosso dalla Copagri Basilicata alla presenza di una nutrita rappresentanza di imprenditori agricoli, tecnici e operatori del settore.

Interverranno, oltre al presidente della Copagri Basilicata Nicola Minichino, Giuseppe Montanaro (Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Basilicata), Ilaria Falconi (Membro della Commissione Europea sul Carbon Farming) e Carmine Cicala (Assessore Politiche Agricole e Forestali regione Basilicata). Moderatore Vitina Marcantonio (VMLAB Visioni Mediterranee).

Il carbon farming non è una scorciatoia né una soluzione immediata, ma un terreno di confronto necessario in una fase storica in cui all’agricoltura viene chiesto, contemporaneamente, di produrre di più, ridurre l’impatto ambientale e restare economicamente in piedi.

Cos’è il carbon farming e come si inserisce nel quadro europeo

Il carbon farming è l’insieme di pratiche agricole e forestali finalizzate ad aumentare la capacità dei suoli e della biomassa di assorbire e trattenere carbonio, contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici e, allo stesso tempo, al miglioramento della fertilità dei terreni e della resilienza dei sistemi produttivi. Un approccio che si inserisce nel quadro delle politiche europee sul clima e del Green Deal, con l’obiettivo della neutralità carbonica al 2050, ma che oggi si confronta con una fase ancora di transizione, sia normativa sia operativa, in attesa della piena strutturazione del quadro europeo di certificazione delle rimozioni di carbonio, attesa nei prossimi anni, in coerenza con la nuova programmazione PAC post 2027.

Gli aspetti tecnici: misurazione, prezzi del carbonio e pratiche agronomiche

L’attenzione del comparto agricolo va concentrata sugli aspetti tecnici, sulle pratiche agronomiche e sui sistemi di misurazione e certificazione. La forte variabilità, oggi, del valore dei crediti di carbonio, evidenzia come le quotazioni di mercato possano oscillare indicativamente tra 2 e 35 euro a tonnellata di CO₂, in funzione della qualità del progetto, delle metodologie adottate e dell’affidabilità dei sistemi di monitoraggio. «Il carbon farming non va letto solo come una possibile valorizzazione ambientale, ma come uno strumento in grado di migliorare l’efficienza aziendale e rafforzare la capacità delle imprese agricole di offrire servizi ecosistemici, attraverso pratiche agronomiche già note e consolidate, come la riduzione delle lavorazioni, le colture di copertura, le rotazioni colturali e la valorizzazione della sostanza organica».

Il ruolo del credito: riconoscere il valore ambientale dell’agricoltura

Dal punto di vista del credito «Se un settore è strategico per determinati obiettivi, il suo ruolo viene riconosciuto anche a livello di politiche e strumenti finanziari, così accade all’agricoltura che sta dimostrando in modo concreto il proprio contributo alla transizione ambientale». Il carbon farming può contribuire a superare una visione del primario come comparto esclusivamente emissivo, rafforzandone invece il ruolo come parte della soluzione ai cambiamenti climatici.

Agricoltura rigenerativa, Green Deal e sfide produttive: le riflessioni finali

Il carbon farming come agricoltura “rigenerativa”, che promuove il ritorno a tecniche tradizionali per restituire fertilità ai suoli, integrate con l’innovazione, richiamando il pubblico a una riflessione più ampia: da un lato il Green Deal che fissa l’obiettivo della neutralità carbonica al 2050, e dall’altro la FAO che chiede di produrre di più per rispondere alla crescita della popolazione, in un contesto in cui i dati indicano una perdita significativa di capacità produttiva nei prossimi decenni. Una tensione che si riflette duramente sulle imprese agricole, chiamate a coniugare sostenibilità ambientale, tenuta economica e capacità produttiva, in una fase di profonda trasformazione.

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