CRONACA

Legge di bilancio 2026: liquidazione IVA d’ufficio e rafforzamento dei presidi digitali

Roma, 16 febbraio – Negli ultimi anni il contrasto all’evasione fiscale ha conosciuto un’evoluzione strutturale fondata sulla digitalizzazione dei flussi informativi e sull’automatizzazione dei controlli.

La Legge di bilancio 2026 si inserisce coerentemente in tale percorso, rafforzando un impianto già consolidato ormai da molti anni con l’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria e dei corrispettivi telematici).

L’obbligo di emissione della fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate ha determinato un mutamento qualitativo dell’azione amministrativa: l’Amministrazione finanziaria dispone oggi di dati analitici e tempestivi relativi alle operazioni attive e passive, con possibilità di incrocio automatico e profilazione del rischio.

I dati pubblicati negli ultimi anni dal MEF e dall’Agenzia delle Entrate evidenziano una significativa riduzione del VAT gap, anche per effetto combinato dei meccanismi di reverse charge e di split payment che hanno inciso direttamente sulla fase del versamento dell’imposta, sottraendo spazi tecnici a fenomeni fraudolenti e omissivi.

In tale contesto si collocano le innovazioni introdotte dalla Legge di bilancio 2026, che rafforza il modello di controllo “data-driven” attraverso l’integrazione delle banche dati fiscali e l’estensione dei controlli automatizzati.

Di particolare rilievo è l’obbligo, decorrente da marzo 2026, di collegamento tra POS e registratore telematico. L’interoperabilità tra incasso elettronico e memorizzazione/trasmissione dei corrispettivi consente di superare possibili disallineamenti tra flusso finanziario tracciato e certificazione fiscale, rafforzando la presunzione di coerenza tra incassi e base imponibile dichiarata.

L’innovazione più significativa è tuttavia rappresentata dalla cd. “liquidazione sprint” dell’IVA. La norma attribuisce all’Agenzia delle Entrate la facoltà di determinare d’ufficio l’imposta dovuta sulla base dei dati già disponibili (fatture elettroniche, corrispettivi telematici, comunicazioni periodiche), in presenza di omissioni o incoerenze dichiarative.

Il meccanismo si innesta nel solco degli accertamenti automatizzati ex artt. 36-bis D.P.R. 600/1973 e 54-bis D.P.R. 633/1972, ma ne accentua la portata anticipatoria: decorso il termine di 60 giorni dalla comunicazione senza che il contribuente abbia fornito chiarimenti o regolarizzato la posizione, l’importo determinato è automaticamente iscritto a ruolo, con applicazione di sanzioni che possono giungere fino al 120% dell’imposta.

La ratio dichiarata è quella della semplificazione e della tempestività; tuttavia, sul piano sistematico, si assiste a un significativo spostamento dell’onere di reazione sul contribuente, in un contesto in cui l’Amministrazione dispone già di un patrimonio informativo completo e strutturato.

Per i professionisti ciò implica un rafforzamento dei presidi interni: riconciliazione periodica tra dati trasmessi e liquidazioni, monitoraggio tempestivo delle comunicazioni di anomalia, verifica preventiva delle coerenze tra flussi IVA e versamenti. Il paradigma non è più quello dell’accertamento ex post, bensì quello del controllo continuo, nel quale la tempestività dell’intervento difensivo diventa elemento centrale della gestione del rischio fiscale.

Dottore Commercialista e Responsabile Osservatorio Digitale Imprese e Terzo Settore (www.aidr.it)

Alessandro Alfano

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