La statua di Minerva torna nella ‘sua’ Arezzo per una mostra

La Minerva di Arezzo è tornata a casa. L’antica statua bronzea di probabile età ellenistica, rinvenuta nel 1541 durante lo scavo di un pozzo nel sottosuolo cittadino, è da oggi nuovamente esposta nella città toscana che le diede i natali.
L’opera è protagonista della mostra in programma dal 15 febbraio al 6 settembre al Museo Archeologico ‘Gaio Cilnio Mecenate’, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervenuto per l’inaugurazione ufficiale.
Dal ritrovamento al lungo soggiorno fiorentino
La statua fu donata nel Cinquecento al duca Cosimo I de’ Medici, che la collocò nel proprio studiolo a Firenze. Da allora entrò a far parte delle collezioni archeologiche granducali, confluite dal 1871 nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze, dove è rimasta per oltre un secolo e mezzo.
“È una giornata di grande gioia – ha dichiarato il ministro Giuli – perché abbiamo mantenuto una promessa fatta alla comunità di Arezzo: riportare la dea Minerva nella sua sede di origine. Tutte le istituzioni hanno collaborato fattivamente affinché la città potesse riappropriarsi di ciò che Minerva rappresenta: ingegno, intuito, intelletto e operosità”.
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il sindaco Alessandro Ghinelli, la capo dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale Alfonsina Russo, il direttore generale del Piano Olivetti per la cultura Stefano Lanna, la direttrice regionale dei musei Carlotta Paola Brovadan e il direttore del museo fiorentino Daniele Federico Maras.
Un percorso di restituzioni
“È solo l’inizio – ha aggiunto Giuli – di un percorso in cui le opere d’arte antica ritornano nelle loro sedi originarie. L’idea è trasformare la valorizzazione di un capolavoro in un elemento di concordia tra istituzioni”. Un riferimento anche al Piano Olivetti, che punta a rafforzare il legame tra patrimonio culturale e comunità locali.
Il ministro ha poi proposto un parallelo simbolico tra la Minerva e la Madonna del Conforto, figura centrale della devozione aretina: due immagini diverse, una pagana e l’altra cristiana, ma entrambe profondamente radicate nell’identità cittadina. “Minerva – ha osservato – è la prima rappresentazione mitologica della cosiddetta immacolata concezione, una divinità virginale che nasce dalla mente del padre celeste”.
Un capolavoro ellenistico
Collocata in uno degli ambienti più suggestivi della sezione romana del museo, la scultura (alta 150,5 cm, con uno spessore medio del bronzo di 4,5 mm) raffigura Atena/Minerva con chitone e himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio.
Secondo studi recenti, l’opera sarebbe riconducibile a un originale ellenistico databile ai primi decenni del III secolo a.C. (300-270 a.C. circa), forse realizzato in ambito italico o nella Magna Grecia.
Dopo quasi cinque secoli dal ritrovamento e oltre 150 anni di permanenza a Firenze, la dea dell’ingegno torna così ad Arezzo, simbolo di un legame ritrovato tra patrimonio e territorio.
ANSA
