Stretta sui migranti, via libera del Cdm al disegno di legge
Meloni, blocco navale promessa mantenuta, compatibile con le regole Ue

Nuova stretta del governo sui migranti. Dopo il via libera al pacchetto sicurezza della scorsa settimana, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sull’immigrazione: un testo composto da 17 articoli che introduce nuove misure e disposizioni per l’attuazione del Patto Ue su Migrazione e Asilo.
Ad annunciare l’ok è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni con un videomessaggio diffuso da Liegi, dove è atterrata per partecipare al Consiglio Ue informale nel castello di Alden Biesen.
“Oggi abbiamo potuto mantenere un altro impegno preso con i cittadini nel nostro programma di governo – ha dichiarato – cioè la possibilità, in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, come il rischio di terrorismo ma anche una pressione migratoria eccezionale, di impedire l’attraversamento delle acque territoriali italiane e di condurre i migranti che sono a bordo di quelle imbarcazioni sottoposte all’interdizione anche in Paesi terzi”.
Un’opzione che, secondo Meloni, è “compatibile con le nuove regole europee che l’Italia ha contribuito a definire”.
Blocco navale e “sistema Albania”
Tra i provvedimenti centrali del ddl figura il cosiddetto “blocco navale”, con il ritorno del “sistema Albania”, e una serie di norme per rendere più incisive le espulsioni.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di “misure per rafforzare le espulsioni e garantire maggiore incisività nella gestione dei flussi migratori”, ribadendo che “i confini dell’Italia sono i confini dell’Europa. Difenderli è un dovere”. È prevista anche la possibilità di vietare l’ingresso nelle acque territoriali per motivi di sicurezza nazionale.
Nel dettaglio, viene introdotta l’“interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territoriali” in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. La misura potrà durare 30 giorni, prorogabili fino a un massimo di sei mesi. I migranti a bordo delle imbarcazioni interdette potranno essere condotti “anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza” con cui l’Italia abbia stipulato accordi per assistenza, accoglienza o trattenimento in strutture dedicate.
In caso di violazione del blocco sono previste sanzioni da 10.000 a 50.000 euro e, in caso di reiterazione, la confisca della nave. La responsabilità solidale viene estesa anche all’utilizzatore, all’armatore e al proprietario dell’imbarcazione.
Protezione speciale più difficile
Il ddl interviene anche sulla protezione speciale, rendendone più stringenti i requisiti. Per ottenerla saranno necessari quattro criteri: almeno cinque anni di soggiorno regolare in Italia, conoscenza certificata della lingua italiana, disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari e una disponibilità economica analoga a quella richiesta per i ricongiungimenti familiari.
Nel 2024 le commissioni territoriali hanno esaminato circa 90mila richieste di protezione, respingendone il 64%. La protezione speciale è stata riconosciuta nel 14% dei casi, pari a quasi 13mila persone, cui si aggiungono coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria.
Espulsioni e accesso ai Cpr
Si ampliano inoltre i casi in cui il giudice, con sentenza di condanna per gravi reati, può disporre l’espulsione dello straniero. Tra i nuovi reati inclusi figurano violenza o minaccia a pubblico ufficiale, reati contro la famiglia e partecipazione a rivolte nei Cpr.
Proprio sui Centri di permanenza per il rimpatrio si accende lo scontro politico. Il segretario di +Europa Riccardo Magi denuncia quella che definisce una possibile “limitazione dei poteri ispettivi dei parlamentari” nei Cpr, parlando di una norma “inaudita e incostituzionale”.
Nel testo si specifica che possono entrare nei centri “i membri del Governo e del Parlamento nazionale e i loro collaboratori stabili incardinati nell’ambito del loro ufficio, limitatamente alla facoltà di colloquio con gli stranieri presenti nei centri che ne fanno richiesta”.
Le critiche delle ong
Dure le reazioni delle organizzazioni non governative. Sea-Watch Italy attacca: “È rivoltante trattare come un pericolo per lo Stato uomini, donne e bambini che fuggono da miseria e persecuzioni.
Non è sicurezza, è disumanità”. Sulla stessa linea Francesca Bocchini di Emergency, che esprime “preoccupazione per un’ulteriore stretta e restringimento dello spazio operativo delle ong che operano in mare e della tutela del diritto alla vita dei migranti nel Mediterraneo Centrale”.
Il disegno di legge approda ora in Parlamento per l’esame e il confronto tra maggioranza e opposizioni, in un clima politico destinato a restare acceso su uno dei temi più divisivi del dibattito pubblico.
ANSA
