CULTURA E EVENTI

Giustizia e tecnologia, dal Senato il confronto che guarda al post-riforma

Papavangeliu (Osservatorio Giustizia Digitale Aidr): sul piano tecnologico è necessario investire sulla qualità del dato, non come una proprietà da proteggere ma come una risorsa da valorizzare nell’interesse collettivo

Roma, 4 febbraio – Roma, Senato della Repubblica – Un confronto aperto, serio e senza slogan, lontano dalla logica del talk show e orientato alle soluzioni.

È questo il filo conduttore del convegno “Tecnologia e riforma della giustizia: l’Italia che innova per i cittadini. Tempi della giustizia, economia e prospettiva europea”, promosso dalla Fondazione AIDR, che si è svolto presso Palazzo Giustiniani, dando ufficialmente avvio a un tour itinerante nazionale dedicato alla giustizia digitale.

Al centro del dibattito, il ruolo delle tecnologie come leva strutturale per ridurre tempi e costi della giustizia, rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e rendere il sistema giudiziario più efficiente, trasparente e coerente con gli obiettivi del PNRR e con il quadro europeo.

Nel suo intervento, Mauro Nicastri, presidente della Fondazione AIDR, ha ribadito come la vera sfida si giochi nella fase post-riforma, sugli atti attuativi e sulla capacità di adottare un approccio sistematico, non frammentato, alle innovazioni tecnologiche.

«La tecnologia non è un fine, ma uno strumento – ha sottolineato – da utilizzare con competenza, responsabilità e visione, per ricostruire fiducia nella magistratura e garantire tempi certi ai cittadini». Nicastri ha inoltre richiamato la proposta avanzata da AIDR già nel 2019 sull’uso di algoritmi a supporto delle nomine al CSM, come esempio di coraggio riformatore orientato a criteri più trasparenti, oggettivi e verificabili.

Kristalia Rachele Papaevangeliu, avvocato e responsabile dell’Osservatorio Giustizia Digitale AIDR, ha ripercorso il lavoro avviato dalla Fondazione sin dal 2017, quando la giustizia digitale non era ancora al centro del dibattito pubblico.

Un percorso costruito attraverso il dialogo costante con magistrati, avvocati, accademici e istituzioni, focalizzato su tempi e costi della giustizia e protezione dei dati personali, elementi chiave per la fiducia dei cittadini.

Papaevangeliu ha inoltre valorizzato le buone pratiche di digitalizzazione, come l’esperienza della Corte d’Appello di Reggio Calabria, dimostrando come tecnologia, organizzazione e cultura possano incidere concretamente sull’efficienza degli uffici e sul raggiungimento degli obiettivi PNRR.

Nel corso del convegno sono intervenuti Ida Molaro (moderatrice), Guido Liris, Claudia Eccher, Caterina Chiaravalloti, Nico D’Ascola, Fabrizio Criscuolo, Eugenio Prosperetti, Francesco Petrelli e Maddalena Boffoli, affrontando temi cruciali: dall’impatto degli errori giudiziari sull’economia e sulla vita delle persone, ai risarcimenti ex Legge Pinto, dalle criticità del sistema correntizio alla prospettiva dei due CSM come possibile garanzia di maggiore equidistanza tra pubblico ministero, avvocati e giudici, fino al ruolo dell’Unione Europea e all’implementazione responsabile dell’Intelligenza Artificiale nel sistema giustizia.

Le conclusioni sono state affidate al Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che ha richiamato la necessità di un confronto istituzionale continuo e concreto.

Il messaggio emerso dal Senato è chiaro: la riforma della giustizia non può prescindere da un uso intelligente della tecnologia e da un dialogo stabile tra istituzioni e professionisti.

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