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“Bobò” di Pippo Delbono nella shortlist dei David di Donatello: il cinema che rende visibile l’invisibile

Il documentario Bobò di Pippo Delbono entra nella shortlist del Premio David di Donatello, nella sezione Film Documentario

Un riconoscimento che intercetta il senso più profondo di quest’opera: quando il cinema smette di limitarsi a raccontare e diventa testimonianza, poesia e gesto politico insieme.

Bobò è la storia di Vincenzo Cannavacciuolo. Sordomuto, analfabeta, microcefalo.

Quarantasei anni trascorsi nel manicomio di Aversa, escluso dal mondo, cancellato dallo sguardo degli altri.

Poi, nel 1995, l’incontro decisivo: Pippo Delbono vede ciò che la società aveva rifiutato di riconoscere.

In Vincenzo intuisce una presenza scenica misteriosa e potentissima, una grazia che nessuna scuola avrebbe potuto insegnare. Da quell’intuizione nascono vent’anni di teatro condiviso, sui palcoscenici di tutto il mondo.

Alla morte di Bobò, nel 2019, Delbono raccoglie e custodisce quella luce, trasformandola in cinema. Il film è costruito attraverso materiali d’archivio accumulati in due decenni — prove, spettacoli, frammenti di vita quotidiana — montati con una cura quasi sacrale.

Ne emerge il ritratto di un uomo senza voce che sapeva parlare, etichettato come “folle” ma portatore di una saggezza radicale, capace di interrogare la nostra idea di normalità.

Presentato in anteprima mondiale a Locarno, dove ha trionfato, Bobò è stato selezionato nei più importanti festival internazionali del cinema documentario, da DocLisboa a IDFA Amsterdam, fino al Torino Film Festival.

Proprio a Torino ha ricevuto tre riconoscimenti, accompagnati da motivazioni che ne colgono il nucleo più profondo: “Siamo grati alla saggezza che c’è nella follia” (Menzione Speciale della Giuria del Concorso Internazionale);“Trasforma l’invisibilità in presenza” (Premio Interfedi); “Chi aveva bisogno cura chi lo ha salvato” (Menzione Premio Gli Occhiali di Gandhi).

Uscito in sala il 27 novembre, distribuito da Luce Cinecittà, il film continua il suo percorso nelle sale italiane. Pippo Delbono accompagna Bobò città dopo città, incontrando il pubblico, le scuole, le comunità.

Le proiezioni si chiudono spesso in un silenzio carico di rispetto, seguito da lacrime e domande essenziali: come si impara a vedere davvero? Se Bobò fosse nato oggi, dove sarebbe?

Il Premio David Cecilia Mangini — dedicato a una figura che ha fatto del cinema uno strumento per dare voce agli esclusi — sembra il naturale orizzonte di questo film.

Bobò è, in effetti, la storia di un invisibile che diventa presenza, di un margine che si fa centro, di una vita ignorata che si trasforma in arte necessaria. Un’opera apprezzata per l’urgenza etica, il coraggio civile e la capacità di comunicare, anche attraverso il silenzio, l’essenza della condizione umana e il potere redentivo dell’arte.

Un cinema che restituisce dignità, ribalta lo sguardo e dimostra come il documentario possa essere, ancora oggi, uno strumento di giustizia.

Il film sarà proiettato mercoledì 11 febbraio 2026 al Cinema Il Piccolo di Matera

Scheda film
Produttori: Renata Di Leone, Giovanni Capalbo
Regia: Pippo Delbono
Distribuzione: Luce Cinecittà
Produzione: Fabrique Entertainment, Luce Cinecittà, Inlusion Creative Hub, Vargo, Rai Cinema

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