POLITICA

Picierno, linea comunicativa Pd sul referendum è insultante e svilente

Assimila chi vota sì al fascismo. Da militante colpita e addolorata

Referendum e rispetto: quando la comunicazione politica smarrisce il senso del limite

La linea comunicativa adottata dal Partito Democratico in vista del referendum del 22-23 marzo, che arriva ad assimilare al fascismo chi voterà Sì, rappresenta una deriva grave, insultante e politicamente miope.

Una scelta che non solo ferisce una parte consistente del suo stesso elettorato, ma contribuisce ad avvelenare ulteriormente il clima del dibattito pubblico, già segnato da una polarizzazione crescente.

A dirlo con parole nette è Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, fondatrice e militante del PD, che in un intervento pubblico ha espresso tutto il suo dolore e la sua preoccupazione per una comunicazione sempre più populista e divisiva.

Una presa di posizione che pesa, perché arriva dall’interno del partito e da una figura che ne ha condiviso storia, valori e battaglie.

Il punto non è soltanto il merito del referendum – sul quale è legittimo e doveroso confrontarsi – ma il metodo con cui si chiede ai cittadini di esprimersi.

La Costituzione, ricorda Picierno, si difende prima di tutto rispettandone i principi. Tra questi c’è quello del referendum confermativo, che non può essere trasformato in un plebiscito sul governo in carica o in una resa dei conti politica anticipata. Per quello esistono le elezioni politiche.

Trasformare una consultazione costituzionale in una contesa identitaria, in cui chi vota diversamente viene delegittimato o additato come nemico della democrazia, significa snaturare lo strumento referendario e impoverire la qualità della discussione.

È una scorciatoia comunicativa che forse mobilita le tifoserie, ma allontana cittadini consapevoli e indebolisce le ragioni stesse che si vorrebbero difendere.

Picierno lo dice senza ambiguità: voterà Sì, e lo farà insieme a molti elettori e militanti del Partito Democratico. Persone che chiedono una cosa semplice ma fondamentale: rispetto.

Basta accuse infamanti, basta narrazioni tossiche che dividono il campo tra “buoni” e “cattivi”. Una campagna che, paradossalmente, finisce per ricalcare – al contrario – proprio i toni e lo stile di quelle forze politiche che il PD dice di voler contrastare.

Non sfugge, infatti, la simmetria con la linea comunicativa di Fratelli d’Italia, anch’essa impegnata in una retorica muscolare e semplificatoria, dove chi vota No viene talvolta assimilato ai violenti o agli antagonisti. Un gioco di specchi che produce solo rumore, risentimento e ulteriore sfiducia.

L’appello è chiaro e riguarda tutti: recuperare una discussione di merito, serena, rispettosa e centrata sui contenuti. Farlo non è un esercizio di stile, ma una responsabilità democratica. Perché il dibattito pubblico è un bene comune, e quando si degrada, a perdere non è una parte politica soltanto, ma il Paese nel suo insieme.

Picierno riconosce che nel PD esiste una linea maggioritaria per il No e ribadisce che le ragioni per sostenerlo non mancano. Proprio per questo, sottolinea, sarebbe stato possibile – e auspicabile – argomentarle meglio, senza ricorrere a demonizzazioni o forzature storiche. Quelle emerse finora, a suo giudizio, non sono state le più giuste né le più convincenti.

In un tempo segnato da crisi profonde e da una partecipazione democratica sempre più fragile, la politica dovrebbe alzare il livello del confronto, non abbassarlo. Il referendum poteva essere un’occasione di confronto alto e costruttivo. È ancora possibile correggere la rotta. Ma serve coraggio, autocritica e, soprattutto, rispetto per chi la pensa diversamente.

ANSA

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