Zes Unica: Rapporto Uil, rafforzare la governance dello strumento
garantirne la stabilità nel tempo e integrarlo in una strategia di sviluppo di lungo periodo
Alla fine del 2025, sono 32 le autorizzazioni di progetti che riguardano la Basilicata concesse dalla Struttura di Missione Zes unica, di cui 18 per ampliamenti, 11 per nuovi insediamenti e 3 per altri interventi.
Il numero maggiore di ampliamenti suggerisce che lo strumento ZES è stato recepito dai titolari di impresa principalmente come volano per l’estensione di siti produttivi già operativi.
E’ la conclusione del rapporto che la UIL – Servizio Stato Sociale, Politiche Economiche e Fiscali, Mezzogiorno, Immigrazione, diretto dal segretario confederale Santo Biondo – ha dedicato alla ZES, ai suoi sviluppi più recenti e agli scenari futuri che si potrebbero delineare sulla base del dibattito nazionale ed europeo.
Le valutazioni dai dati.
Per la Uil i dati forniti dalla Struttura di missione Zes Unica sulle autorizzazioni rappresentano un elemento di valutazione oggettiva dell’efficacia dello strumento.
Tra il 2024 e le prime settimane di gennaio 2026 sono state concesse quasi mille autorizzazioni uniche.
Questi numeri non devono essere letti solo in chiave quantitativa. Essi segnalano, innanzitutto, una riduzione dei tempi amministrativi e una maggiore fiducia degli operatori economici nella capacità della pubblica amministrazione di fornire risposte certe.
In un contesto come quello italiano, storicamente segnato da lentezze burocratiche, questo aspetto è divenuto un fattore fondamentale per l’attrazione degli investimenti. È inoltre rilevante osservare come la Zes Unica stia incidendo su due livelli distinti ma interconnessi.
Da un lato, cresce l’interesse di grandi gruppi industriali e logistici, attratti dalla combinazione di incentivi, posizione geografica e accesso ai mercati del Mediterraneo.
Dall’altro lato, si registra un utilizzo crescente dello strumento da parte delle piccole e medie imprese locali, che vedono nella Zes Unica un’opportunità per investire, modernizzare gli impianti e rafforzare la propria competitività.
Estensione Zes.
Le Zone economiche speciali sono riconosciute a livello europeo come strumenti legittimi proprio in quanto mirati a territori caratterizzati da svantaggi strutturali.
Un’estensione generalizzata potrebbe rischiare di attenuare questa funzione compensativa, riducendo il vantaggio competitivo del Mezzogiorno e rendendo più difficile giustificare lo strumento nel quadro dei vincoli sugli aiuti di Stato.
Non si tratta di una posizione pregiudiziale. La UIL riconosce che l’intero Paese ha bisogno di semplificazioni amministrative, certezza delle regole e un ambiente favorevole agli investimenti.
Tuttavia, occorre evitare che l’omologazione delle politiche finisca per penalizzare i territori che partono da condizioni più deboli.
In un contesto di armonica competizione interna, le aree storicamente infrastrutturate e dotate di condizioni di contesto più favorevoli potrebbero attrarre una quota maggiore di investimenti, accentuando le disuguaglianze territoriali.
Un altro elemento centrale nel dibattito riguarda il possibile spostamento dell’asse della Zes dalla leva fiscale a quella amministrativa. La semplificazione delle procedure, la riduzione dei tempi autorizzativi e la digitalizzazione dei processi sono obiettivi condivisibili e necessari.
Sempificazione amministrativa.
La UIL considera la semplificazione amministrativa una priorità strategica, non solo per il Mezzogiorno ma per l’intero Paese. Tuttavia, anche in questo caso, è necessario interrogarsi sugli effetti differenziati che tali misure possono produrre sui territori.
Una semplificazione generalizzata, se non accompagnata da politiche di supporto e rafforzamento delle capacità amministrative locali, potrebbe avvantaggiare maggiormente le aree già dotate di apparati pubblici più efficienti.
Per questo motivo, la UIL ritiene che il rafforzamento della leva amministrativa debba essere pensato come parte integrante della Zes Unica e non come sua alternativa.
Investire sulla formazione del personale pubblico, sulla standardizzazione delle procedure e sulla governance multilivello è essenziale per evitare nuove asimmetrie territoriali. Chiaramente nel quadro di una semplificazione burocratica/amministrativa che mantenga saldi e protetti i valori della qualità del lavoro e della legalità.
Integrazione con Pnrr.
Uno degli elementi di maggiore rilievo della Zes Unica è la sua integrazione con il Pnrr. Le risorse e le riforme del Piano hanno contribuito a creare un contesto più favorevole agli investimenti, soprattutto sul piano infrastrutturale e digitale.
Tuttavia, riteniamo fondamentale collocare la Zes Unica in una prospettiva che vada oltre la scadenza del Pnrr. La credibilità dello strumento dipende in larga misura dalla sua stabilità nel tempo. Investimenti industriali e logistici richiedono orizzonti di medio-lungo periodo, e continui cambi di regole rischiano di compromettere la fiducia degli operatori.
La Zes Unica può e deve diventare uno degli architravi della strategia di sviluppo del Paese nel post-Pnrr, accompagnando la transizione produttiva, la riconversione industriale e la creazione di occupazione di qualità.
Governance Zes.
la UIL individua nella Zes Unica uno strumento da rafforzare e qualificare, riducendo approcci che ne snaturino la funzione originaria.
I territori hanno un ruolo fondamentale nel monitoraggio degli effetti dello strumento, neldialogo con le istituzioni locali e nel confronto nell’ambito del partenariato economico e sociale.
È fondamentale orientare la Zes Unica verso obiettivi di sviluppo sostenibile, occupazione stabile, sicurezza sul lavoro e qualità dell’impiego.
Al fine di promuovere un utilizzo dello strumento che rafforzi il tessuto produttivo locale e non alimenti modelli di sviluppo precari.
Nel quadro degli scenari futuri della Zes Unica assume un rilievo particolare la nascita del nuovo Dipartimento per il Sud, destinato ad accorpare competenze strategiche oggi attribuite a diverse strutture, tra cui quelle attualmente esercitate dalla Struttura di missione Zes.
La UIL considera questo passaggio istituzionale un momento delicato e potenzialmente decisivo per il futuro della Zes Unica. Per la UIL, il punto centrale non è solo l’assetto organizzativo, ma la capacità del nuovo Dipartimento di rafforzare una governance unitaria e stabile delle politiche per il Mezzogiorno.
L’eventuale accorpamento delle competenze sulla Zes in una struttura permanente può rappresentare un’opportunità per superare la logica emergenziale e rendere lo strumento pienamente parte di una strategia di sviluppo di lungo periodo.
Allo stesso tempo, è fondamentale evitare che la fase di transizione produca rallentamenti operativi, incertezze procedurali o un indebolimento del rapporto con i territori e con il sistema produttivo.
In questa prospettiva, il profilo del Dipartimento per il Sud dovrebbe caratterizzarsi come luogo di coordinamento strategico, capace di integrare coesione territoriale, investimenti infrastrutturali e strumenti di attrazione degli investimenti come la ZesUnica.
Santo Biondo, segretario confederale Uil
“Quello che serve è una nuova strategia economica capace di garantire semplificazioni reali e certezza delle regole in tutto il Paese. Ciò, però, non deve tradursi in un’omologazione che finisce per penalizzare i territori che partono da condizioni strutturalmente più deboli.
La Zes Unica, infatti, nasce per colmare i divari strutturali, non per livellare verso il basso. Inoltre, anche sul piano geopolitico ed economico, le scelte di oggi devono essere coerenti con il contesto europeo e con le dinamiche degli investimenti internazionali, che premiano stabilità, chiarezza normativa e politiche mirate. Bisogna trasformare gli strumenti normativi in canali aperti e flessibili, capaci di dare respiro all’economia nazionale senza indebolire il ruolo del Mezzogiorno. Rafforzare la Zes Unica significa investire nella coesione territoriale e nella competitività dell’Italia accompagnando il Paese nella fase delicata del post-Pnrr con scelte ponderate e orientate allo sviluppo, tenuto conto di un Sud globale in fase di crescita, rispetto al quale la Zes Unica e il Mezzogiorno possono rappresentare il traino alla crescita economica dell’Italia e dell’Ue”.
Vincenzo Tortorelli, segretario generale Uil Basilicata.
«La Zes Unica rappresenta uno strumento fondamentale per lo sviluppo e la crescita della nostra regione. I dati e le analisi contenuti nello studio della UIL ci aiutano a comprendere meglio la portata e il potenziale di questo strumento e ci dicono una cosa importante: quando le politiche pubbliche sono stabili, ben governate e inserite in una visione di lungo periodo, diventano davvero capaci di attrarre investimenti, rafforzare il tessuto produttivo e creare lavoro di qualità.
La Zes funziona se resta ancorata ai territori, se tutela la qualità del lavoro e se viene considerata non una misura temporanea, ma un pilastro strutturale della strategia di sviluppo del Mezzogiorno e del Paese.»
