POLITICA

Giustizia: risoluzione maggioranza, ‘La riforma rafforza la magistratura’. Nordio in Aula

Si sono svolti nell’Aula di Montecitorio gli interventi del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dedicati allo stato del sistema giudiziario. Al termine delle comunicazioni, la Camera è chiamata a esprimersi sulla risoluzione presentata dalla maggioranza.

Nel documento si richiama l’approvazione definitiva, avvenuta al Senato il 30 ottobre 2025, della revisione costituzionale che introduce nuove disposizioni sull’ordinamento giudiziario e istituisce un organo disciplinare autonomo.

Il testo sottolinea come la riforma sarà prossimamente sottoposta al giudizio dei cittadini attraverso il referendum confermativo previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

Secondo la maggioranza, si tratta di un intervento coerente con i principi costituzionali e finalizzato a dare piena attuazione all’articolo 111, che sancisce il diritto a un processo equo, celebrato davanti a un giudice imparziale, con parità tra accusa e difesa.

La risoluzione evidenzia inoltre che la riforma intende consolidare l’autonomia della magistratura, garantendo l’indipendenza dei magistrati, la neutralità del giudice e l’equilibrio tra le parti.

In questo quadro, la distinzione tra gli organi di autogoverno della magistratura requirente e di quella giudicante, insieme alla selezione dei componenti tramite sorteggio, viene indicata come strumento per rafforzare l’attuazione dell’articolo 104 della Costituzione e per ridurre le interferenze politiche.

Un ulteriore presidio di garanzia è individuato nella nascita dell’Alta Corte disciplinare, chiamata ad assicurare un sistema di giudizio realmente autonomo sui procedimenti disciplinari.

Ampio spazio è dedicato anche alle politiche penitenziarie. Il Governo rivendica l’adozione di un pacchetto di interventi volto ad affrontare in modo strutturale il problema dell’affollamento carcerario, attraverso la costruzione di nuovi complessi e il potenziamento di quelli esistenti.

Il Piano di edilizia penitenziaria 2025-2027, predisposto sulla base della normativa vigente, prevede una serie coordinata di opere per recuperare sezioni inutilizzate e creare nuovi posti detentivi, migliorando al contempo le condizioni materiali degli istituti.

Nel dettaglio, sono programmati 60 interventi infrastrutturali: alcuni già ultimati, altri in fase di realizzazione e una parte prossima all’avvio.

Gli ampliamenti consentiranno la creazione di oltre 3.700 posti aggiuntivi, mentre lavori di ristrutturazione permetteranno di recuperare quasi 6.000 posti, portando a circa 9.700 l’incremento complessivo della capienza entro la fine del triennio.

Sul fronte della giustizia minorile, sono entrati in funzione nuovi istituti penali per minorenni a L’Aquila e Lecce, mentre la struttura di Rovigo è stata inaugurata e diventerà operativa a breve, in concomitanza con la dismissione di quella di Treviso.

Sono inoltre già attive comunità residenziali ad alta integrazione sanitaria per minori con gravi fragilità, con ulteriori aperture previste grazie ad accordi con le Regioni e a finanziamenti statali dedicati.

La risoluzione impegna infine l’esecutivo ad adottare nei tempi previsti tutti i provvedimenti legislativi necessari a rendere pienamente operativa la riforma costituzionale, definendo composizione, funzioni e modalità di funzionamento dei nuovi Consigli superiori e dell’Alta Corte disciplinare.

Nel corso del dibattito, Nordio ha osservato come una parte dell’opposizione condivida nel merito la riforma, pur scegliendo di votare contro per ragioni di schieramento politico. Il ministro ha ribadito che l’intervento non è rivolto contro la magistratura né contro specifiche forze politiche, ma mira a completare un processo di rinnovamento avviato decenni fa.

Riferendosi alle politiche sulla giustizia minorile, il Guardasigilli ha insistito sulla necessità di coniugare equilibrio e certezza della sanzione, sottolineando che la pena deve essere proporzionata ma anche effettivamente applicata. Secondo Nordio, evitare l’esecuzione delle sanzioni mina la credibilità del sistema, anche quando si tratta di minori.

Il ministro ha poi ricordato come la detenzione minorile resti uno strumento residuale rispetto alle misure alternative e di comunità.

I dati mostrano un ampio ricorso a percorsi esterni al carcere, con un numero di persone coinvolte nelle misure di comunità nettamente superiore a quello dei detenuti, a conferma dell’efficacia del modello italiano.

Anche il tasso di revoca di queste misure si mantiene su livelli molto contenuti, segno – secondo Nordio – della qualità dei programmi e della collaborazione tra istituzioni e territorio.

Sul fronte del Pnrr, il titolare della Giustizia ha respinto le accuse di inadempienza, definendole infondate. Ha ricordato che la riduzione dell’arretrato civile ha già raggiunto percentuali molto elevate rispetto agli obiettivi fissati e che tutte le scadenze di competenza del ministero sono state rispettate.

Alla fine del 2025, oltre il 70% delle risorse assegnate al dicastero risultava già erogato, contribuendo in modo decisivo al conseguimento dei risultati complessivi del Piano.

Nordio ha infine affrontato il tema della situazione carceraria, segnalando una diminuzione dei suicidi nel 2025 e un aumento delle opportunità di lavoro esterno per i detenuti.

Nella replica conclusiva, ha richiamato il principio della presunzione di innocenza, osservando che la detenzione di persone poi riconosciute innocenti rappresenta una grave criticità del sistema, non imputabile all’attuale governo.

In quest’ottica, ha difeso anche le norme sull’interrogatorio preventivo, ritenute uno strumento utile per evitare carcerazioni ingiustificate, ridurre il sovraffollamento e limitare i costi economici e sociali derivanti dagli errori giudiziari.

ANSA

Pulsante per tornare all'inizio