USC chiede audizione urgente alla IV Commissione: “L’Antitrust chiede di correggere la delibera
Le criticità della DGR 473/2025 sono già diventate emergenza sanitaria e crisi economico-occupazionale”

Non è più tempo di minimizzare, di “precisare”, di derubricare a scambio di note ciò che l’ordinamento ha previsto come presidio di legalità e buon andamento.
L’Unione Sanità Convenzionata (USC) ha inviato una richiesta formale di audizione urgente alla IV Commissione del Consiglio Regionale della Basilicata, chiedendo che la Segnalazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sulla delibera regionale che disciplina i tetti/budget della specialistica ambulatoriale 2025–2026 diventi immediatamente materia di confronto istituzionale, istruttoria pubblica e – soprattutto – decisione conseguente.
Il punto, per l’USC, è netto: la Segnalazione AGCM non è un commento e non è un “consiglio facoltativo”.
È un intervento formale dell’Autorità nazionale indipendente preposta a vigilare sulle violazioni e distorsioni concorrenziali prodotte anche da atti della pubblica amministrazione.
E, nella sostanza, chiede alla Regione di rivedere l’impianto della deliberazione – la DGR 473/2025 – perché i criteri adottati producono effetti distorsivi, penalizzano la capacità del sistema di rispondere ai bisogni reali e hanno introdotto regole tardive quando l’anno era già in corsa.
“Rifare” la delibera significa correggere l’impianto, non mettere una toppa
L’USC traduce il cuore del messaggio Antitrust in modo semplice: la Regione non può cavarsela con una risposta formale o con un’aggiunta marginale.
La Segnalazione richiede interventi che, in concreto, equivalgono a rimettere mano ai criteri e a ricostruire una programmazione credibile: meno automatismi storici, più fabbisogni, più qualità, più capacità di risposta territoriale.
Il nodo è noto: la DGR attribuisce un peso dominante al criterio del “consuntivo” e della cosiddetta spesa storica, relegando il fabbisogno/domanda a una quota marginale (il 6%).
L’AGCM censura la “cristallizzazione” delle posizioni: in pratica, un meccanismo che tende a conservare gli equilibri del passato, invece di orientare le risorse dove serve davvero. Per l’USC, questo non è un dibattito per addetti ai lavori: è un confronto che decide se le liste d’attesa scendono o esplodono, se i servizi territoriali reggono o si comprimono, se i cittadini trovano risposte o si rassegnano.
La Segnalazione “taglia” l’alibi del contenzioso: non c’era alcun obbligo di scegliere la spesa storica
Uno degli aspetti più dirompenti, nel dibattito che si è aperto, è che l’AGCM affronta la giustificazione “difensiva” frequentemente richiamata: “ce lo imponevano le sentenze”. L’Autorità chiarisce che questa narrazione non regge e, soprattutto, che la Regione aveva margini per adottare criteri diversi.
Mancano criteri qualitativi e manca l’aderenza ai bisogni di cura territoriali
L’AGCM non si limita a criticare la prevalenza della spesa storica. Indica anche ciò che manca: criteri qualitativi e la capacità di rispondere ai bisogni di cura territoriali. Non basta contare il “quanto” di ieri; bisogna valutare il “come” e il “dove” si eroga oggi, e soprattutto se quel sistema intercetta la domanda reale.
Per l’USC, questo è il cuore della richiesta alla IV Commissione: aprire un’istruttoria che rimetta al centro il principio più semplice della sanità pubblica: le risorse seguono i bisogni.
E qui si innesta un passaggio politico-istituzionale preciso: l’audizione deve servire anche perché la Commissione si esprima con un atto di indirizzo affinché l’allocazione delle risorse avvenga sui fabbisogni già approvati dalla Regione con DGR 389/2024, come base per garantire concretamente i LEA e rafforzare l’assistenza territoriale. Se i fabbisogni sono stati approvati, non possono restare un capitolo teorico sprecato: devono diventare la bussola operativa.
Non è più una previsione: è già emergenza sanitaria, crisi economica e rischio occupazionale
L’USC chiede di chiamare le cose con il loro nome: le criticità evidenziate dall’AGCM non sono “potenziali”. Si sono già trasformate in una doppia ferita:
- Emergenza sanitaria per i cittadini, perché la compressione dell’offerta e l’instabilità programmatoria alimentano ritardi, disservizi, allungamento dei tempi di attesa, rinunce alle cure e migrazione sanitaria.
- Crisi economica e occupazionale per le strutture accreditate, perché nessuna organizzazione può reggere a tetti che incidono su attività già programmate, con ricadute su personale, investimenti, servizi e continuità assistenziale.
Per l’USC, l’audizione è fondamentale: per evitare che l’intero sistema territoriale finisca in una spirale in cui la sanità perde pezzi e i cittadini pagano il prezzo più alto.
La richiesta alla Commissione: calendario urgente, trasparenza totale, indirizzo sui fabbisogni
Nella richiesta di audizione, USC domanda tre cose essenziali. Primo: calendarizzazione urgente e confronto istituzionale pieno. Secondo: trasparenza integrale su dati, calcoli e basi istruttorie: senza numeri verificabili e criteri espliciti, non esiste controllo democratico e non esiste fiducia.
Terzo: un indirizzo politico-istituzionale della IV Commissione che riporti le decisioni di programmazione “sui binari”: risorse allocate in coerenza con i fabbisogni territoriali già approvati, criteri qualitativi e prestazionali preponderanti, decisioni tempestive e non retroattive.
L’USC sottolinea di aver già trasmesso la Segnalazione a tutti i Consiglieri regionali: ora, il passaggio naturale è in Commissione. Perché, quando un’Autorità nazionale indipendente accende un faro, non si risponde con un comunicato.
Si risponde con atti correttivi, con responsabilità e con una programmazione che smetta di difendere il passato e torni a garantire il presente: LEA, assistenza territoriale, diritto alle cure.
