CRONACA

Spari a Napoli nel quartiere Sanità, feriti due ventenni

Due giovani tra i 20 e i 21 anni sono rimasti gravemente feriti nella notte nel quartiere Sanità di Napoli: da una prima ricostruzione, sarebbero stati colpiti da proiettili mentre si spostavano in sella a uno scooter lungo vico Lammatari.

Uno dei due ha riportato una ferita al braccio, mentre l’altro è stato centrato al torace. Entrambi sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale Vecchio Pellegrini, nel cuore della città.

Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile, che sta cercando di chiarire la dinamica esatta e le ragioni del duplice ferimento.

Secondo le prime valutazioni investigative, l’episodio sarebbe legato a tensioni e rivalità tra piccoli gruppi locali formati da adolescenti e giovanissimi. Il più grave dei due è il ventenne, colpito al petto: i proiettili gli hanno perforato un polmone. Si trova in prognosi riservata e lotta tra la vita e la morte.

Dalle ricostruzioni degli agenti, i due a bordo dello scooter avrebbero incrociato un altro motorino con persone a bordo; in quel frangente sarebbero partiti i colpi. Si tratterebbe quindi di un incontro imprevisto degenerato in uno scontro a fuoco.

Rimane da accertare se le vittime fossero a loro volta armate: su questo punto, come sul movente preciso, proseguono gli approfondimenti della Polizia (con il coordinamento della Dda per le caratteristiche del fatto). Non è escluso che parte della scena sia stata immortalata da telecamere di videosorveglianza presenti in zona.

Il contesto richiama quanto accaduto nel 2024: durante una sparatoria tra fazioni rivali di piazza Mercato e rione Sanità, perse la vita Emanuele Tufano, appena 15enne, vittima di fuoco amico il 24 ottobre 2024. Tufano morì nel corso di un’azione compiuta dai ragazzi della Sanità nella zona del Mercato.

In sua memoria fu allestito un altarino improvvisato, in seguito rimosso dalle forze dell’ordine. La morte del ragazzo, legato da parentela a un esponente della criminalità organizzata locale, avrebbe scatenato una successiva “punizione” interna: un sicario della famiglia malavitosa dei Sequino eliminò, per ritorsione, il ventenne Emanuele Durante (emerso dalle intercettazioni come capro espiatorio), ritenuto colpevole dell’accaduto. Entrambi appartenevano allo stesso gruppo di giovani.

ANSA

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