Olio: Cia, nuovo Piano Olivicolo Nazionale strumento prioritario

In Basilicata l’olio extravergine di oliva -con 26 mila ettari di oliveti, 20.300 aziende olivicole, di cui il 44% con superfici sino a 10 ettari, il 31% da 10 a 40 ettari e il 15% da 40 a 100 ettari – è un pilastro fondamentale dell’agricoltura lucana ma è minacciato da profonde fragilità strutturali.
Al Tavolo tecnico di filiera olivicolo oleario convocato al Masaf, Cia-Agricoltori ha lanciato un appello per non abbassare la guardia: il comparto sconta ancora una produzione interna insufficiente rispetto al fabbisogno nazionale, rese instabili e difficoltà competitive sui mercati internazionali, esponendo i produttori a volatilità e concorrenza sleale.
Al primo posto il problema prezzi: da moltissimi mesi gli scambi di olio extravergine oliva vengono realizzati con un range di quotazione tra 7 e 7,7 euro/litro, con prezzi di acquisto da frantoi e da aziende agricole ancora più bassi (tra 5 e 6 euro).
Nelle ultime due campagne di produzione non si sono mai registrati valori così bassi. Il sistema olivicolo italiano patisce debolezze sistemiche radicate, come l’inadeguata disponibilità idrica, alti costi di produzione e una filiera esposta a pratiche svalorizzanti della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), inclusi vendite sottocosto che riducono l’extravergine a mera commodity.
Queste dinamiche minano la redditività di produttori, scoraggiando investimenti essenziali e compromettendo la loro redditività e la sostenibilità economica del settore. le importazioni extra-Ue non sempre trasparenti accentuano le tensioni, richiedendo controlli sulla tracciabilità per tutelare consumatori e agricoltori.
Inoltre. dopo un’annata 2024 disastrosa in Basilicata (e in tutto il Sud) con meno di 1.500 tonnellate prodotte (rispetto alla media di 4.300 tonnellate) nel 2025 la produzione olivicola lucana registra un aumento del 37%, segnando una netta inversione di tendenza dopo stagioni difficili, condizionate da siccità, fitopatie e costi di produzione crescenti.
Cia ha posto al centro dell’incontro al Masaf il nuovo Piano Olivicolo Nazionale come strumento prioritario per dare concretezza al confronto istituzionale, come già condiviso con il sottosegretario Patrizio La Pietra, che Cia ha ringraziato per la volontà di dotare il settore di un documento programmatico per il futuro.
Sono, dunque, necessarie misure strutturali – non solo emergenziali – per garantire un’equa ripartizione del valore lungo la filiera, stabilizzare le relazioni commerciali e sottrarre i produttori alla mercé del mercato. Non trascurabile il tema delle risorse finanziare per dare concretezza alle ambizioni del Piano.
L’obiettivo strategico è incrementare la produzione nazionale in modo coerente con l’identità olivicola italiana, investendo in nuovi impianti moderni e nell’ammodernamento degli esistenti, miglioramento delle infrastrutture idriche e agricoltura di precisione per rese resilienti e competitive.
Parallelamente, va difeso il “giusto prezzo” coerente con i costi di produzione, contrastando le pratiche sleali e valorizzando le relazioni di filiera.
Una massiccia strategia di comunicazione è imprescindibile: educare i consumatori a distinguere l’olio Evo italiano di qualità –presidio di salute e biodiversità– dal resto, promuovendone il valore intrinseco.
