Palazzo Chigi: “Forte preoccupazione, l’Iran rispetti i diritti del popolo”

L’esecutivo italiano sta monitorando con profonda apprensione quanto sta accadendo in Iran negli ultimi giorni, alla luce delle notizie sempre più allarmanti sul numero elevato di vittime tra i partecipanti alle manifestazioni.
Roma sollecita le autorità di Teheran a garantire il rispetto delle libertà fondamentali della popolazione, compresi il diritto di esprimere il dissenso e quello di riunirsi pacificamente, oltre alla tutela fisica delle persone che scendono in strada.
In coordinamento con i partner dell’Unione europea e del G7, l’Italia continua a impegnarsi per favorire un’uscita costruttiva dalla crisi, che tenga conto delle richieste di libertà e uguaglianza avanzate dal popolo iraniano. È quanto si legge in un comunicato diffuso da Palazzo Chigi.
La giornata parlamentare è stata segnata dall’informativa resa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani sia alla Camera sia al Senato, dedicata alla situazione in Venezuela e agli sviluppi della crisi iraniana.
A Palazzo Madama, l’intervento del titolare della Farnesina è stato accompagnato da due lunghi applausi trasversali, con i senatori in piedi.
Il primo tributo è arrivato quando Tajani ha espresso la commozione condivisa dall’Aula e la soddisfazione personale e del governo per il rientro in libertà dei cittadini italiani Mario Burlò e Alberto Trentini. Il secondo applauso ha scandito il passaggio dedicato alle mobilitazioni popolari in Iran.
Nel suo intervento, il ministro ha sottolineato come l’Italia abbia mantenuto nel tempo un profilo prudente e responsabile nei rapporti con Teheran, volto a salvaguardare gli interessi nazionali senza rinunciare al confronto diplomatico, anche con sistemi politici molto distanti dai valori occidentali.
Tuttavia, ha chiarito Tajani, il dialogo non può mai tradursi in una tacita accettazione della violenza esercitata da un potere che colpisce i propri cittadini.
Alla base dell’azione dell’esecutivo, ha ricordato il ministro, vi è il principio irrinunciabile della libertà. Una libertà che, ha aggiunto tra gli applausi, inermi cittadini iraniani stanno cercando di difendere nelle strade e nelle piazze, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane, sofferenze, arresti e, con ogni probabilità, torture.
Una situazione definita senza mezzi termini inaccettabile. Tajani ha infine espresso l’auspicio che, anche grazie ai canali di interlocuzione mantenuti aperti, cessi l’uso della pena capitale contro gli oppositori e si possa avviare un percorso pacifico verso un sistema fondato sulle libertà civili e sul diritto dei cittadini a determinare il proprio futuro politico.
Dal fronte dell’opposizione, il presidente dei senatori del Partito Democratico, Francesco Boccia, ha rivendicato l’impegno del Pd a favore della causa iraniana, sostenendo che il suo partito ha promosso più iniziative parlamentari di sostegno alla resistenza iraniana rispetto a tutte le altre forze messe insieme.
Boccia ha ribadito la piena unità del Parlamento sul dossier Iran, ricordando che in Commissione Esteri è in fase di elaborazione un documento condiviso.
Sulla stessa linea, il senatore Ivan Scalfarotto, responsabile per la politica estera di Italia Viva, ha chiesto formalmente la convocazione immediata dell’ambasciatore iraniano presso la Farnesina.
Per Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, la situazione richiede una reazione compatta e determinata della comunità internazionale, attraverso un’intensa azione diplomatica coordinata.
Ancora più netta la posizione di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, che ha invocato misure politiche drastiche e immediate, come il ritiro delle rappresentanze diplomatiche europee da Teheran e nuove sanzioni mirate contro i vertici del regime, ritenuti responsabili della repressione.
Secondo Bonelli, l’Unione europea non può sottrarsi al dovere di difendere i diritti umani, che non devono restare mere dichiarazioni di principio.
Nel frattempo, una delegazione di +Europa ha organizzato un presidio davanti all’ambasciata iraniana a Roma, insieme a esponenti del dissenso iraniano residenti in Italia, per chiedere la fine del potere degli Ayatollah e l’avvio di un percorso democratico nel Paese.
Davanti alla sede diplomatica di via Nomentana sono stati esposti cartelli contro la polizia morale, il sistema teocratico e le pratiche oppressive del regime, accusato di colpire duramente una generazione di giovani scesi in massa in strada.
Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha denunciato quella che ha definito una repressione brutale condotta dai Pasdaran contro manifestanti giovanissimi, protagonisti di mobilitazioni di dimensioni mai viste dal 2009.
Magi ha ricordato come, in passato, le ambasciate europee – compresa quella italiana – abbiano garantito visti e protezione ai dissidenti, chiedendo che anche oggi si adottino strumenti analoghi. Ha inoltre sollecitato l’Unione europea a rafforzare le sanzioni, a condannare con fermezza le violenze e a inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Molti dei presenti, ha aggiunto, vivono ore di angoscia per l’impossibilità di contattare familiari e amici in Iran, a causa del blocco delle comunicazioni.
Secondo il leader di +Europa, una pressione internazionale decisa e coordinata potrebbe rappresentare un colpo decisivo per il sistema teocratico di Teheran, ma la repressione in atto è estremamente dura e la strage deve essere fermata.
Alla manifestazione hanno preso parte anche la vicesegretaria Antonella Soldo, la tesoriera Carla Taibi, il deputato Benedetto Della Vedova e il responsabile romano del partito Andrea Massaroni, insieme a un gruppo di attiviste iraniane che hanno scandito slogan come “No alla dittatura, no alla Repubblica Islamica, libertà per l’Iran”.
ANSA
