Cinquant’anni senza Agatha Christie, regina del giallo

Il 12 gennaio 1976, per cause naturali, si spense una delle figure più influenti della narrativa del Novecento: Agatha Christie, la scrittrice che più di ogni altra ha definito l’immaginario del romanzo poliziesco occidentale.
A mezzo secolo dalla sua scomparsa, il suo nome torna al centro dell’attenzione – come se in realtà non se ne fosse mai andato – anche grazie all’arrivo su Netflix, il 15 gennaio, della serie Seven Dials, ispirata al romanzo pubblicato nel 1929 e conosciuto in Italia come I sette quadranti.
Nata Agatha Mary Clarissa Miller il 15 settembre 1890 a Torquay, nel Devon, viene spesso considerata un simbolo della cultura britannica, sebbene provenisse da una famiglia benestante di origini americane. Era la terza figlia di Frederick Miller, agente di cambio, e aveva ascendenze inglesi da parte materna, con nonni emigrati dalla Germania.
Cresciuta nella residenza di famiglia di Ashfield, Agatha visse un’infanzia serena, tra soggiorni londinesi presso una zia e viaggi nel continente europeo.
Istruita privatamente, sviluppò una forte passione per i numeri e per i libri, studiò pianoforte e crebbe in un ambiente permeato da suggestioni spiritualiste: in famiglia si riteneva infatti che la madre Clara possedesse doti medianiche e una sorta di “seconda vista”.
L’equilibrio si spezzò nel 1901 con la morte del padre, evento che lasciò la famiglia in difficoltà economiche. Qualche anno dopo Agatha fu mandata a studiare a Parigi; rientrata in Inghilterra, si prese cura della madre malata, accompagnandola anche al Cairo, ritenuto più favorevole alla salute. Proprio lì iniziò a scrivere racconti di ispirazione paranormale e il suo primo romanzo, Snow Upon the Desert, ambientato in Egitto, che però non trovò editori disposti a pubblicarlo.
Rientrata a Londra e in cerca di stabilità affettiva, nel 1914 sposò l’ufficiale Archibald Christie, che poco dopo partì per il fronte francese. Durante la Prima guerra mondiale Agatha si dedicò al servizio sanitario come infermiera volontaria, maturando una conoscenza approfondita di farmaci e sostanze tossiche: competenze che sarebbero diventate centrali nella sua narrativa e che avrebbe ulteriormente affinato durante il secondo conflitto mondiale.
Il genere poliziesco viveva allora una stagione fortunata e, dopo anni di tentativi, nel 1920 riuscì a pubblicare il suo primo romanzo investigativo, Poirot a Styles Court. Fu l’inizio di una produzione monumentale: 66 romanzi gialli, 14 raccolte di racconti, 6 romanzi sentimentali sotto pseudonimo e numerose opere teatrali.
Sebbene Hercule Poirot non fosse inizialmente il suo unico protagonista – accanto a lui nacquero personaggi come Tommy e Tuppence e Bundle Brent – il detective belga divenne presto un’icona. Miss Marple, destinata a una popolarità altrettanto duratura, fece il suo debutto nel 1930 con La morte nel villaggio.
Sul piano personale, la vita della scrittrice fu segnata da una crisi profonda. Il matrimonio con Archibald Christie, da cui era nata la figlia Rosalind, si concluse traumaticamente nel 1926, quando il marito le annunciò di amare un’altra donna.
Pochi giorni dopo Agatha scomparve, dando origine a una delle più clamorose ricerche della storia britannica: oltre mille agenti coinvolti, migliaia di volontari mobilitati, l’interesse della stampa internazionale e persino Arthur Conan Doyle, che affidò una sua conoscente medium al tentativo di rintracciarla.
La scrittrice riapparve dieci giorni dopo in un hotel dello Yorkshire, sotto falso nome, senza mai spiegare cosa fosse accaduto. L’episodio venne completamente omesso dalla sua autobiografia.
Nel 1928 un lungo viaggio sull’Orient Express verso Istanbul e Baghdad segnò una svolta.
Durante una visita a uno scavo archeologico in Iraq conobbe Max Mallowan, archeologo più giovane di lei di tredici anni, che sposò nel 1930. Con lui nacque l’amore per il Medio Oriente, scenario ricorrente nelle indagini di Poirot. Mallowan le rimase accanto fino alla fine, contribuendo a custodirne l’eredità letteraria anche dopo la sua morte.
I personaggi di Poirot e Miss Marple sono diventati figure archetipiche del giallo classico: investigatori diversi per indole e formazione, ma accomunati da una fiducia assoluta nella ragione e nella capacità di ristabilire l’ordine morale dopo il caos del delitto.
Dopo la Seconda guerra mondiale e l’affermazione del noir, questo universo raffinato e regolato sembrò per un periodo superato. Il critico Guido Almansi arrivò a liquidare i romanzi della Christie come «tapioca buona per addormentare il palato e l’intelligenza».
La storia, però, ha dimostrato il contrario. Agatha Christie continua a occupare le classifiche editoriali mondiali, è oggetto di studio e di ammirazione critica, ha ispirato innumerevoli adattamenti televisivi e cinematografici, interpretati da attori come Margaret Rutherford, Peter Ustinov, Angela Lansbury e Kenneth Branagh.
Opere come L’assassinio di Roger Ackroyd, Assassinio sull’Orient Express, Dieci piccoli indiani e Trappola per topi restano pilastri della letteratura inglese del Novecento.
Emblematico il fatto che, nel 1975, alla pubblicazione di Sipario, ultimo romanzo con Poirot, il New York Times dedicò un necrologio al detective, evento senza precedenti per un personaggio di fantasia.
E il commiato da Miss Marple poté essere reso pubblico solo dopo la morte dell’autrice: i lettori non erano pronti ad accettare la fine di un mondo che, ancora oggi, continua a vivere.
ANSA di Giorgio Gosetti