CRONACA

Proseguono le proteste in Iran, Ong: ‘Almeno 192 persone uccise’. Migliaia di arresti

Secondo quanto denunciato dall’organizzazione non governativa Iran Human Rights, almeno 192 persone hanno perso la vita nelle ultime due settimane durante le manifestazioni contro il governo iraniano.

L’ente, con sede in Norvegia, sottolinea che il numero reale delle vittime potrebbe essere sensibilmente più elevato, dal momento che il protratto oscuramento di Internet rende estremamente difficile la raccolta e la verifica delle informazioni.

L’ong riferisce di aver documentato l’uccisione di centinaia di manifestanti dall’inizio delle proteste, esplose inizialmente nella capitale per il peggioramento delle condizioni economiche e successivamente estese a tutto il Paese, trasformandosi in una contestazione più ampia contro l’intero sistema di potere religioso.

Nonostante una repressione particolarmente dura, nella notte di sabato Teheran è stata attraversata da cori e slogan antigovernativi, segnando quella che molti osservatori definiscono la mobilitazione più imponente degli ultimi tre anni.

Le autorità iraniane hanno accusato gli Stati Uniti di essere all’origine dei disordini, sostenendo che Washington stia fomentando le proteste per destabilizzare il Paese.

Intanto, secondo Iran Human Rights, la maggioranza dei decessi sarebbe stata causata dall’uso di munizioni letali o armi a pallini, spesso sparate a distanza ravvicinata. Tra le vittime figurerebbero anche 37 membri delle forze di sicurezza e un magistrato. Un’altra organizzazione, Hrana, ha inoltre segnalato oltre 2.600 arresti.

Il capo della polizia nazionale, Sardar Radan, ha dichiarato che il confronto con i manifestanti si è fatto più intenso, rivendicando l’esecuzione di numerosi arresti e affermando che i principali responsabili dei disordini delle ultime ore sarebbero stati fermati.

Diverse testimonianze raccolte da media internazionali parlano però di una situazione estremamente violenta: alcuni manifestanti hanno raccontato di ospedali colmi di feriti e cadaveri, descrivendo scene di grande caos.

Persone di età molto diversa, inclusi anziani, hanno riferito di aver assistito a sparatorie nelle strade della capitale, con le forze di sicurezza che avrebbero aperto il fuoco usando fucili militari.

In un quartiere di Teheran, alcuni residenti hanno raccontato di aver soccorso un uomo gravemente ferito, colpito da decine di pallini alle gambe e con un arto fratturato, senza riuscire a ottenere cure adeguate a causa del collasso del sistema sanitario locale.

Una partecipante alle proteste, assistente sociale, ha definito la repressione un vero e proprio “incubo”, raccontando l’uso indiscriminato di proiettili, gas lacrimogeni e dispositivi elettrici contro i manifestanti.

Ha inoltre dichiarato di aver visto una giovane perdere conoscenza dopo essere stata colpita al collo e di conoscere personalmente famiglie che hanno perso i propri figli durante gli scontri.

Dal fronte istituzionale, Ali Larijani, segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale, ha invitato a distinguere tra proteste legittime e atti di violenza, sostenendo che le prime rivendicazioni economiche fossero comprensibili, ma che successivamente sarebbe emersa una componente organizzata e distruttiva.

La magistratura, ha aggiunto, dovrà intervenire con fermezza contro chi minaccia la sicurezza pubblica. Nei giorni scorsi, il procuratore generale ha persino evocato la possibilità della pena capitale per i manifestanti.

La comunità internazionale osserva con crescente attenzione. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington è pronta a sostenere il movimento di protesta, affermando che Teheran si trova in una situazione critica.

In risposta, le autorità iraniane hanno avvertito che qualsiasi azione militare americana provocherebbe ritorsioni contro Israele e le basi statunitensi nella regione, considerate obiettivi legittimi.

Durante una sessione parlamentare, il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha ribadito questa linea, mentre l’aula scandiva slogan antiamericani.

Nel frattempo, il blocco di Internet continua: secondo NetBlocks, l’oscuramento dura ormai da oltre 60 ore e rappresenta una grave minaccia per la sicurezza e il benessere della popolazione, oltre a compromettere la possibilità di informare il mondo su quanto sta accadendo.

Dall’estero è arrivato anche l’appello di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran, che ha invitato i cittadini a non abbandonare le strade e a proseguire le proteste.

In un messaggio diffuso sui social, ha espresso solidarietà ai manifestanti, affermando che la mobilitazione popolare starebbe indebolendo l’apparato repressivo del regime e invitando a nuove dimostrazioni coordinate.

Sul fronte israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che, una volta caduto l’attuale regime, Israele e Iran potrebbero tornare a collaborare. Ha espresso sostegno ai cittadini iraniani e auspicato una futura partnership basata su pace e prosperità.

Posizione ribadita anche dal ministro degli Esteri Gideon Saar, che ha manifestato appoggio alla “lotta per la libertà” del popolo iraniano.

ANSA

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