Papa: ‘Garantire la sovranità del Venezuela, assicurare lo stato di diritto’

Con il suo messaggio, Papa Francesco pesa attentamente ogni parola, ma il contenuto è chiaro: in Venezuela è fondamentale “garantire la sovranità del Paese” e “assicurare il rispetto dello stato di diritto previsto dalla Costituzione”.
Quella che sembra un’allerta indiretta nei confronti dell’amministrazione Trump, senza mai citarlo esplicitamente, si presenta come una netta opposizione all’attacco militare statunitense a Caracas, ordinato proprio dal presidente americano per arrestare Nicolás Maduro e sua moglie, accusandoli di narcotraffico e terrorismo.
Nel corso dell’Angelus, Papa Leone ha espresso “con animo colmo di preoccupazione” il suo punto di vista sugli sviluppi in Venezuela.
“Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere su ogni altra considerazione”, ha dichiarato, invitando a superare la violenza e a intraprendere strade di giustizia e pace, nel rispetto della sovranità nazionale e dei diritti umani di tutti.
Ha ribadito l’importanza di “garantire lo stato di diritto, iscritto nella Costituzione”, lavorando per “un futuro sereno di collaborazione, stabilità e concordia”, con particolare attenzione ai più vulnerabili, che soffrono a causa della crisi economica.
Le sue parole, mentre sollevano preoccupazioni sulla violenza e sulle tensioni interne, si concentrano su aspetti fondamentali come la sovranità e il rispetto dei diritti umani, posizioni che non sono necessariamente in linea con le scelte dell’attuale amministrazione degli Stati Uniti.
Papa Leone ha quindi invocato l’intercessione della Madonna di Coromoto e dei santi venezuelani José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles, affinché accompagni il cammino del popolo venezuelano, già onorati dal Pontefice con la loro canonizzazione nel 2024.
Nel frattempo, la Conferenza Episcopale del Venezuela ha chiesto con forza la preghiera per l’unità del popolo.
I vescovi, attraverso un messaggio pubblicato sui social, hanno espresso solidarietà alle vittime dell’attacco, ai feriti e alle famiglie dei morti, invitando i venezuelani a coltivare la speranza e a impegnarsi in una fervente preghiera per la pace, rifiutando ogni forma di violenza.
Hanno sollecitato anche un “incontro” tra le parti e “sostegno reciproco”, auspicando che ogni decisione presa sia sempre orientata al bene comune.
La preoccupazione per la violenza nel Paese, già polarizzato e in difficoltà, è un tema centrale anche per chi da anni vive e lavora in Venezuela.
Il missionario francese Georges Engel, che ha trascorso vent’anni nel Paese, ha espresso timori concreti sull’escalation di violenza.
Parlando al portale della Santa Sede, ha sottolineato che, data la situazione attuale, è molto probabile che si verifichino scontri tra chi ha beneficiato dei privilegi del regime, in particolare i ‘collectivos’, il braccio armato del governo, che controlla i quartieri più poveri e marginalizzati.
Questi gruppi, nati sotto la rivoluzione di Chávez e sostenuti dal governo di Maduro, hanno il potere assoluto nelle aree più povere, come sottolinea Engel.
Dopo l’arresto di Maduro, i ‘collectivos’ hanno già dato segno della loro forza organizzando una manifestazione vicino al palazzo presidenziale, lanciando un chiaro avviso a chiunque si opponga al regime.
ANSA
