POLITICA

La sanità che si ferma: nel Melfese–Vulture Alto Bradano l’emergenza è già realtà

Non è più un rischio. Non è più una “ipotesi”. L’interruzione delle prestazioni SSN nel Melfese–Vulture Alto Bradano è già iniziata.

E quando la sanità si interrompe, non si interrompono solo agende e prenotazioni: si interrompono percorsi di cura, si spezzano continuità assistenziali, si moltiplicano rinuncemalattie che avanzano e conseguenze economiche che ricadono sempre sugli stessi: medici, lavoratori e pazienti.

Questa non è una controversia tra carte. È una emergenza sanitaria e sociale che sta mordendo la vita quotidiana del territorio e della gente che lo popola. E lo sta facendo adesso.

Il dovere dell’ascolto non è più rinviabile

In questo quadro, una cosa è chiara: il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha un dovere istituzionale di ascolto e di intervento. Non c’è altra questione, è responsabilità di governo.

Il Sindaco di Melfi ha già chiesto un confronto ufficiale. Le parti coinvolte hanno chiesto un tavolo alla luce del sole. I cittadini stanno chiedendo risposte con una mobilitazione che non si spegne, come testimonia la petizione che sta raggiungendo le 5 mila persone che hanno firmato.
Eppure, mentre si attende, l’emergenza avanza. Ogni giorno che passa è un arretramento di diritti, fino ad essere giunti all’interruzione concreta delle prestazioni SSN.

Serve un confronto vero, subito: Presidente Bardi lo convochi

È qui che il Presidente Bardi ha un’opportunità di meritoriportare questa vicenda nel perimetro della responsabilità istituzionale, spezzare la confusione, interrompere l’inerzia, dare una risposta che non sia l’ennesimo comunicato.

Chiediamo, con fermezza e senza giri di parole – e con noi lo chiedono 5 mila cittadini – la convocazione immediata di un confronto ufficiale con:

  • Presidente della Regione Vito Bardi
  • Assessore alla Salute
  • Sindaco di Melfi
  • ASP
  • rappresentanze delle strutture e delle categorie coinvolte
  • parti sociali e rappresentanti del territorio

Un tavolo con ordine del giorno, documenti condivisi, tempi certi e verbali pubblici. Perché l’opacità produce una sola cosa: sfiducia. E la sfiducia, quando riguarda la sanità, diventa disgregazione e tensione sociale.

Non si può governare un territorio con l’“aut-aut”

Qui non siamo davanti a un fisiologico confronto amministrativo. Siamo davanti a un metodo che sta producendo una frattura: o si accetta una resa, o si esce dal SSN.

Ma la sanità non si governa con l’aut-aut. Non si governa con l’intimidazione e la vessazione. Non si governa lasciando che un territorio, imprese e pazienti finiscano con le spalle al muro.
Quando un servizio pubblico essenziale si interrompe, l’effetto non è neutro: è una selezione sociale. Chi può paga. Chi non può rinuncia. Chi ha energie e mezzi parte. Chi è fragile resta indietro.

L’emergenza è già qui: basta rinvii

Ora è il momento in cui le istituzioni possono dimostrare di saper stare dalla parte della comunità. Perché non esiste “neutralità” quando le cure si fermano. E non esiste diversa narrazione che tenga quando l’emergenza è realtà.

Il Presidente Bardi può fare la differenza: può evitare di attendere che “la vicenda si risolva tristemente da sola”, può assumere per tempo la gestione di una crisi che sta già colpendo cittadini, lavoratori e imprese. Il dovere di fronteggiarla e risolverla è nelle sue mani.

Non è più un appello: è una richiesta di responsabilità. E il fuoco civico non si spegnerà.

Noi chiediamo che, entro pochissimo, si faccia ciò che lo stesso Presidente Bardi ha richiamato molte volte: ascoltare il territorio e assumere decisioni trasparenti, verificabili e tempestive.

Perché il Vulture–Alto Bradano non può diventare una periferia abbandonata a se stessa. E perché la cura non è un privilegio, non è una concessione, non è una promessa: è un diritto.

E quando un diritto si interrompe, l’urgenza non si discute: si affronta. Adesso.

Nel frattempo, una cosa è certa: il fuoco civico continuerà a crescere, in modo civile e determinato, alimentato dall’impegno dei cittadini e molto più forte del fuoco della polemica. Non per “fare rumore”, ma perché qui è in gioco la vita reale delle persone. E finché non arriveranno risposte adeguate alle richieste del territorio, non si spegnerà.

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