CRONACA

Vertenze Polimedica e sanità accreditata: il tavolo Pittella c’è stato ed è un inizio

Ora servono fatti concreti

USC: “Ripristinato il confronto democratico, ma l’urgenza è adesso. Dal 2 gennaio rischio stop totale prestazioni SSN per Polimedica”

Il tavolo di confronto convocato dal Presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella si è svolto ed è stato molto partecipato. Un dato che vale più di molte dichiarazioni: la Basilicata della sanità accreditata c’era pressoché tutta (mancava solo Sanità Futura). Oltre alla delegazione proveniente da Melfi — composta dal Sindaco Giuseppe Maglione, Michele Cataldi e Sirio D’Urso(Polimedica) — erano presenti Antonio Flovilla(Federbiologi), Michele Cannizzaro (Cicas), Franco Toscani (Federlab), Roberto Cicchetti(ANISAP), Antonia Losacco (ASPAT) e Giuseppe Roseti (USC).

È la fotografia più netta di una realtà: la vicenda Polimedica, pur gravissima e urgente, non può più essere trattata come un episodio “locale” o come un attrito amministrativo.

È, piuttosto, un caso emblematico che rende visibile una crisi più ampia dell’assistenza territoriale lucana. E quando quasi tutte le sigle della sanità accreditata si siedono allo stesso tavolo, significa che il problema non riguarda una singola struttura: riguarda regole, criteri, sostenibilità e, soprattutto, l’accesso concreto alle cure nei nostri territori.

Pittella: “un impegno mantenuto” e un metodo che torna democratico

Tutti i presenti hanno riconosciuto al Presidente Pittella il merito di aver finalmente ripristinato un confronto democratico richiesto da tempo e mancato troppo a lungo. In apertura, Pittella ha fissato con chiarezza il perimetro dell’iniziativa: da un lato, dare seguito all’impegno assunto verso i medici e i dipendenti di Polimedica nel giorno del sit-in davanti al Consiglio regionale; dall’altro, la convinzione che la vertenza Polimedica — per quanto grave e bisognosa di attenzione immediata — debba essere affrontata, per una soluzione rapida e solida, in un quadro più ampio, coinvolgendo tutti i soggetti in grado di contribuire.

Il messaggio è netto: Polimedica non è una parentesi da gestire “in emergenza”, ma un caso rappresentativo di una frattura generale. Una frattura che oggi chiede responsabilità, trasparenza e metodo, perché riguarda l’intera comunità lucana e il suo diritto concreto a curarsi. Proprio per questo, però, il tavolo non può restare un evento. Deve diventare un percorso. E un percorso serio, in sanità, si misura sui passi avanti che si compiono e sui fatti che si realizzano, non sugli annunci.

Due criticità unanimi: spesa storica 2014 e sottofinanziamento della specialistica territoriale

A conclusione dei lavori, Pittella ha riepilogato e registrato la posizione unanime delle associazioni su due questioni che oggi fanno rischiare — è stato detto con franchezza — l’implosione dell’assistenza territoriale.

La prima riguarda l’adozione di un criterio anacronistico: la spesa storica riferita al 2014. Un riferimento fuori dal tempo e fuori dalla realtà: il 2014 è lontanissimo dal 2026, dalle dinamiche demografiche, dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle cronicità e dalla crescita dei bisogni di cura. Governare l’accesso alle prestazioni con quel metro significa alimentare un cortocircuito prevedibile: liste d’attesa che si allungano, rinunce, migrazione sanitaria.

La seconda riguarda un sottodimensionamento grave delle risorse destinate ai LEA della specialistica ambulatoriale territoriale, con un dato che — per come rappresentato — collocherebbe la Basilicata tra i valori più bassi d’Italia. E quando si sottofinanzia la specialistica territoriale non perde “la categoria”: perdono i cittadini, perché la cura diventa più lontana, più lenta, più onerosa.

Le due criticità impongono di essere affrontate con serietà e pragmatismo, costruendo proposte concrete per le quali il Consiglio regionale può svolgere una funzione decisiva di garanzia e indirizzo: trasparenza dei criteri, verificabilità dei dati, correzione delle scelte.

Il 9 gennaio è un passaggio istituzionale. Il 2 gennaio è una scadenza sociale.

Pittella ha indicato la data del 9 gennaio per presentare ai lavori del Consiglio regionale una sua iniziativa. È un passaggio importante: dal confronto alla responsabilità istituzionale. Ma esiste un’urgenza che non può essere aggirata: per Polimedica, dal 2 gennaio — se non interviene un rimedio — si apre lo scenario dell’interruzione totale delle prestazioni SSN.

Non è un’ipotesi astratta. È una scadenza concreta che rischia di scaricare, in poche ore, conseguenze pesantissime su cittadini e lavoratori, schiacciati da una realtà che peggiora rapidamente: più attese, più rinunce, più viaggi, più spesa privata. Sempre sugli stessi: anziani, cronici, fragili, pazienti oncologici, famiglie già stanche. Ecco perché, mentre si costruisce il percorso del 9 gennaio, serve anche un atto immediato di responsabilità politica.

Dal metodo al merito: il tavolo è un inizio

Il dato politico di questa giornata è semplice: quando si riapre il confronto, la Basilicata risponde. Ma c’è una contraddizione che, dopo un incontro così condiviso, diventa ancora più intollerabile: mentre si parla di confronto democratico, sul territorio continua a pesare un ultimatum che mette una struttura e una comunità davanti a un aut-aut impraticabile.

Se la politica vuole davvero riportare la vicenda nel perimetro della responsabilità pubblica, la prima condizione è una sola: disinnescare la pressione, fermare l’orologio dell’emergenza, evitare che scadenze e minacce rendano il dialogo una finzione.

La richiesta del Sindaco Maglione: un’opportunità che Bardi e Latronico devono cogliere ora

Pittella si è inoltre reso disponibile a farsi parte attiva affinché il governo regionale colga come opportunità la richiesta già avanzata dal Sindaco Maglione: convocare un confronto ufficiale alla presenza del Presidente Bardi e dell’Assessore Latronico.

Qui non si tratta di un invito formale: si tratta di assumere una responsabilità di governo, impedire che un territorio venga privato dall’oggi al domani di una quota decisiva di assistenza e che l’impatto ricada, come sempre, sulle fasce più fragili.

Il silenzio istituzionale, in sanità, non è mai neutro: pesa, delude, alimenta sfiducia e tensione. E quando il Sindaco della terza città di Basilicata chiede un confronto per scongiurare rinunce alle cure e fratture sociali, la risposta non può restare sospesa.

Cosa chiediamo adesso, con chiarezza

Alla Regione chiediamo un atto di governo, non un commento. Il Consiglio regionale può aprire il confronto e fare da garante istituzionale, ma la soluzione concreta richiede una regia dell’esecutivo: una convocazione rapida con tutti gli attori (Giunta, ASP, associazioni di categoria, sindacati e sindaci coinvolti), un metodo trasparente (ordine del giorno, documenti condivisi, tempi certi, verbali pubblici delle posizioni) e l’impegno a riportare la programmazione sul terreno corretto: fabbisogni reali, impatto sulle liste d’attesa, tutela dei territori.

All’ASP chiediamo di rivedere immediatamente gli atti che alimentano scontro e insicurezza, a partire dall’ultimatum e da clausole che — per come sono state scritte — finiscono per suonare come una richiesta di resa: un contratto sanitario non può diventare un bavaglio.

In sanità non esistono scorciatoie amministrative che possano comprimere le tutele costituzionali e trasformare un contratto in una condanna. La Basilicata non ha bisogno di “vincitori” e “vinti”: ha bisogno di un sistema che funzioni. E un sistema funziona quando le regole sono giuste, verificabili e uguali per tutti.

E ai cittadini diciamo questo: qualcosa si è mosso, ma ora servono fatti

Ai cittadini — a quelli che hanno firmato, a quelli che stanno firmando, a quelli che ci scrivono ogni giorno — diciamo una cosa semplice: il tavolo è un inizio, e il vostro ruolo è stato decisivo per arrivarci. Ma la partita vera comincia adesso, perché ciò che conta non è la foto dell’incontro: sono le conseguenze.

Qui non si difende un “interesse di parte”. Qui si difendono lavoro e salute: poter ricevere visite, diagnosi e cure senza dover scegliere tra rinuncia, viaggio o pagamento. E nei territori, quando una prestazione scompare, non è un disagio: è un muro che si alza davanti ai più fragili.

Per questo la mobilitazione continuerà in modo civile e determinato. Continuerà finché alle parole non seguiranno fatti, finché al confronto non seguiranno soluzioni, finché la trasparenza non diventerà norma e non eccezione.

 

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