CRONACA

Eventi calamitosi: Cia Potenza-Matera, il ricorso alle polizze di assicurazione non può essere l’unico “rimedio”

Di fronte ai sempre più numerosi eventi calamitosi – come quelli di questi giorni – che si abbattono principalmente sulle colture e le aziende agricole il ricorso alle polizze di assicurazione non può essere l’unico “rimedio”.

Così Cia-Agricoltori Potenza-Matera riferendo i dati del Report Ismea 2024 sulla gestione del rischio in agricoltura.

La situazione – sottolineano i presidenti Cia Potenza Giambattista Lorusso e Matera Giuseppe Stasi – è complessa e con grandi problematicità per i nostri titolari di aziende e di allevamenti.

In Basilicata, la superficie agricola assicurata al 2023  rappresenta appena lo 0,7% e sale al 3,8% in rapporto alla superficie agricola utile. Per le colture vegetali i valori assicurati raggiungono quota 60,5 milioni con un decremento del 3,4% in un anno.

La superficie assicurata complessivamente ammonta a 8.800 ettari.

Sempre Ismea riferisce che i fondi complessivi della Regione Basilicata (Psr 2014-2022) per la gestione del rischio ammontano a 11,4 milioni e che l’avanzamento di spesa al 31 dicembre 2023 è al 53%.

 

A questi si aggiungono 5,3 milioni di euro di fondi per prevenzione e ripristino danni da calamità naturali. Nella nostra regione il numero maggiore di polizze è in zootecnia con 157 polizze e 16,7 milioni di euro di valore assicurato.

Per i presidenti Cia Potenza e Matera “l’alto costo delle polizze e le ripetute crisi di produzione e di mercato con prezzi scarsamente remunerativi per diversi prodotti di stagione scoraggiano gli agricoltori, mentre “bombe d’acqua”, piogge improvvise e torrenziali, allagamenti-alluvioni, gelo primaverile, grandinate e temperature improvvisamente “africane” ormai non sono più eventi eccezionali”.

Inoltre -per i dirigenti Cia – i tagli operati dal Ministero dell’Agricoltura sui contributi-polizze erogati da Agea sono devastanti. Questo significa una sola cosa: di fronte agli eventi climatici estremi sempre più costanti e frequenti, saranno ancora di meno le aziende agricole che potranno assicurarsi e, dunque, attutire almeno in parte le enormi perdite derivanti da grandinate, alluvioni e altre calamità. Perdite che, inevitabilmente, porteranno alla scomparsa di molte aziende.

La situazione è davvero preoccupante”. “Se, per assicurarsi, un’azienda agricola è chiamata a sostenere un aumento di un terzo dei costi finora sostenuti, è chiaro che più difficilmente quell’impresa potrà garantirsi una copertura accettabile dal rischio di perdere in un colpo solo il lavoro di un intero anno” aggiungono i presidenti Cia.

“I tagli operati, dunque, vanno nella direzione opposta alla sostenibilità economica del fare impresa nel settore primario. Bene la dichiarazione dello stato di calamità ma bisogna affrontare anche questo tema con quello della prevenzione che significa, principalmente, occuparsi della difesa del suolo, assetto del territorio,  regimentazione fiumi e torrenti”.

Occorrerà ricercare quindi la massima integrazione tra gli interventi programmati a livello Ue e nazionale, anche nei diversi territori e rafforzare le politiche di sostegno all’innovazione e alle azioni di valutazione, prevenzione e mitigazione dei rischi”.

Cia è molto critica: “Agricat, pagato dagli agricoltori, doveva essere uno strumento efficace, invece è una burocrazia di gestione lenta e male organizzata e rischia di fare saltare il banco, con l’unico risultato di non girare le risorse alle imprese agricole colpite.

Il Fondo nasce con l’obiettivo di ampliare la base delle aziende che ricorrono a strumenti di gestione del rischio e deve essere quindi integrato alle polizze assicurative; a oggi Agricat è completamente scollegato dall’assicurazione agevolata. Inoltre, è inconcepibile che strumenti informatici e procedure inadeguate arrechino enormi danni ai produttori, scaricando strumentalmente colpe sui tanti Caa-Centri di assistenza agricola”.

La Cia ha chiesto da tempo il rifinanziamento del Fondo Nazionale per garantire un sostegno economico adeguato agli agricoltori danneggiati  e la più celere attuazione di ogni provvedimento, rinnovando la proposta che vengano esplorate ulteriori fonti di finanziamento (oltre alla Pac) per fare fronte alle calamità naturali.

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