Don Basilio e la tigre. Sei stato tu a farmi conoscere la “tigre”.

Così la chiamasti l’usura quando venni a trovarti lì nella tua parrocchia di sant’Agnese dove qualche mese prima ti avevano fatto saltare in aria il portone della chiesa.
Il “ruggito della tigre”, così definisti quell’attentato. Mi facesti vedere le stanze dove ascoltavi le persone, mi facesti anche assistere ad un colloquio; ti osservavo, ascoltavo il racconto incerto e sofferente di quella coppia che ti stava difronte, e le tue parole energiche, dirette, immediate, senza sconti.
Era il 1994. La legge antiusura ancora non c’era e il tuo lavoro, come quello di padre Massimo a Napoli e don Alberto a Bari apriva un varco in Italia su un tema che era un tabù, sinonimo di vergogna e fallimento. Quel “ruggito” però diceva che l’usura non poteva essere limitata a sole questioni personali ma riguardava tutti, riguardava la comunità, un intero territorio.
E diceva anche che ci sono anche altri ruggiti da cui difendersi quando si fanno certe battaglie: il giudizio impietoso di chi derubrica queste lotte per la dignità come ricerca di visibilità, le incomprensioni di chi ti sta accanto e magari anche di qualche confratello, il tentativo di fermarti anche attraverso pretestuose vie giudiziarie. Tu, don Basilio, li hai affrontati tutti questi ruggiti, e a tutti hai sempre reagito con forza e determinazione, e non per le tue origini montanare ma perché questo è il Vangelo.
Sono passati trent’anni. Voi, i padri fondatori di quelle battaglie ve ne siete andati, e la tigre continua a ruggire; si è evoluta, si è trasformata, ha cambiato passo e modificato artigli, ma i suoi graffi continuano a mortificare e umiliare la vita di tanta povera gente.
A me prete, però, mi hai lasciato una lezione e un testimone: andare avanti sempre più ostinati, senza arretrare mai di un millimetro, senza mai cedere a linguaggi rassicuranti per non infastidire qualcuno, e senza mai accettare il compromesso della mediocrità. Ce lo chiedono gli oppressi, i senza voce, i violentati dalla vita, quelli emarginati a vivere nei sotterranei della storia; ce lo chiede il Vangelo che ci ricorda che “i poveri li avremo sempre con noi”.
P.S. 24 anni fa, nello stesso giorno in cui te ne sei andato tu, veniva ucciso Libero Grassi, imprenditore che non ha mai ceduto alle richieste estorsive. Tutta questa nostra battaglia in fondo inizia da lì, e io penso che quando si vive nel solco del vangelo nulla è una coincidenza.
Grazie don Basilio
Don Marcello Cozzi
Presidente Fondazione Nazionale Interesse Uomo